“ Spesso ci domandano: ad quid venisti? Qual è il vostro specifico nel mondo? Quale scopo del vostro istituto? Ah noi non siamo nuovi, ma antichi. Noi pratichiamo la vita apostolica, noi viviamo quanto gli antichi Concili hanno emanato. L’opera che ci accingiamo ad intraprendere non è un’opera particolare, quale per esempio il riscatto dei prigionieri, la cura dei malati, l’assistenza agli orfani.
Sono delle opere buone,sante, lodevoli, necessarie. Ma al di sopra di queste opere, c’è la penitenza e la preghiera. Questo è ciò che noi vogliamo fare, questo è il nostro spirito: è lo spirito degli Apostoli”
Dom Adriano Grea
"Noi dobbiamo amarci come i santi si amano nel cielo;noi dobbiamo avere gli uni per gli altri l’amore stesso che abbiamo per Gesù Cristo,poiché egli è in ciascuno di noi.La carità che ci unisce deve essere la stessa che unisce il Padre e il Figlio,cioè lo Spirito Santo.L’affetto che ci unisce,è lo Spirito Santo che è stato sparso nelle nostre anime.”La preghiera liturgica è il migliore omaggio che possiamo offrire a Dio.I canonici e i monaci facevano riecheggiare in ogni ora del giorno e della notte il canto dei salmi."
Dom A.Grea
LETTERA DEL SUPERIORE GENERALE
DEI CANONICI REGOLARI DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
AL TERMINE DEL CAPITOLO GENERALE 2024
Carissimi Confratelli CRIC,
a conclusione dei lavori del Capitolo 2024, mi rivolgo a voi con alcune brevi considerazioni da estendere a tutti i confratelli delle nostre comunità per iniziare insieme un nuovo cammino ormai alle porte dell’Anno Santo e per accompagnare la lettura e la condivisione delle Delibere promulgate in questi giorni di assemblea capitolare.
Innanzitutto, esprimo la mia riconoscenza e gratitudine ai membri del Capitolo per la fiducia che mi hanno nuovamente accordato, con questo nuovo mandato per un altro sessennio, insieme al nuovo Consiglio Generale.
Un grazie speciale a don Marco Vitale per il percorso formativo fatto in questi ultimi anni e per averci accompagnato e guidato come facilitatore durante lo svolgimento del Capitolo 2024.
Un grazie anche alla Segretaria Serena Di Tommaso per il lavoro svolto in collaborazione con il Segretario del Capitolo Padre Luigi Franchini.
Sono stati giorni vissuti nella fraternità e nella ricerca corale del bene per la nostra comunità, per renderla più consapevole del proprio patrimonio carismatico e dell’importanza di guardare avanti, nonostante limiti e difficoltà, con fiducia e speranza.
Come potrete leggere dal documento finale il tema generale è stato modificato in questo nuovo titolo: “IL
CARISMA CRIC OLTRE I CRIC. I Canonici Regolari pellegrini di speranza: un cammino di
comunione, missione e partecipazione”.
Riprendendo la breve spiegazione del titolo che trovate nel documento, abbiamo voluto evidenziare che
« “Oltre” ci orienta al futuro e il futuro dei CRIC è iniziato il giorno stesso della nostra Fondazione. Oggi,
quel lontano passato non esiste più così, come non esiste ancora il nostro futuro: esiste il presente! Partiti
dall’esperienza di Dom Gréa, memori delle belle testimonianze di tanti confratelli, siamo dunque
pellegrini di Speranza per arrivare alla meta della santità».
Tenendo presente i suggerimenti giunti dalla consultazione fatta in questi mesi con un questionario per la
formulazione dell’ “Instrumentum Laboris”, abbiamo suddiviso il documento in quattro tematiche,
ognuna delle quali è stata declinata con obiettivi e suggerimenti pratici, da verificare a metà percorso del
sessennio con un Consiglio Allargato.
I grandi temi sono i seguenti:
A - PROSPETTIVE PER IL FUTURO DELLA NOSTRA CONGREGAZIONE, TENENDO
CONTO DEL NOSTRO PICCOLO NUMERO;
B - VITA CONSACRATA E SINODALITÀ, CON ATTENZIONE ALLA PASTORALE DI
COMUNIONE;
C - li SERVIZIO DELL’AUTORITÀ E L’OBBEDIENZA: FORMAZIONE DELLA
LEADERSHIP;
D - FORMAZIONE PERMANENTE.
Naturalmente sarà una Commissione, creata appositamente dal Consiglio generale, incaricata di formulare
progetti e programmi per meglio realizzare questo percorso. Inoltre “le proposte della Commissione
potranno essere adattate dalle singole comunità territoriali e locali”.
Vorrei solo ribadire come ormai sia giunto il tempo di riflettere seriamente sul nostro futuro di Cric
tenendo conto della forte sollecitazione che ci è giunta dal Dicastero della Vita Consacrata, con una lettera a me indirizzata il 15 ottobre 2018 (Prot. SG 62/2018) in risposta alla relazione finale del precedente
Capitolo. Abbiamo già avuto l’occasione di confrontarci su questa lettera all’inizio del mio mandato.
Tuttavia, senza cadere in un allarmismo che crei angoscia e preoccupazione eccessive, impedendoci di
vivere serenamente il nostro presente, accogliamo con responsabilità questo invito per salvaguardare il
nostro ricco patrimonio carismatico.
Vi riporto, quindi, la parte centrale della lettera che può essere di aiuto a pregare e confrontarci meglio
sul nostro futuro:
«L’esiguità numerica dei membri e l’avanzamento dell’età anagrafica impongono all’istituto l’attenta
ponderazione delle strategie di animazione e degli obbiettivi pastorali, per dare continuità al patrimonio
carismatico; gioverebbe senz’altro incentivare forme di interscambio all’interno della Confederazione
dei Canonici Regolari di Sant’Agostino, di cui la vostra Congregazione fa parte, ma potrebbe rivelarsi
arricchente anche l’esperienza di una collaborazione intercongregazionale.
Nella Relazione si richiama l’importanza d’incarnare, nel vissuto quotidiano, l’ideale della fraternità
evangelica, criterio qualificativo della vita comunitaria, dell’impegno formativo-apostolico,
dell’autenticità della testimonianza apostolica... »
Il Dicastero per la Vita consacrata sta preparando un nuovo documento con le linee da attuare per sosteneree guidare le piccole comunità religiose.
Come già ho ricordato nella mia omelia durante la santa messa con il Rito di insediamento, «noi vogliamo
vivere il presente con passione e con umiltà, coltivando il desiderio di essere custodi accoglienti del
Regno, lasciandoci “addolcire e modellare da Gesù e dal suo Spirito...”».
Maria, Stella Maris, ci guidi verso porti più sicuri di serenità, fraternità e speranza! Quella speranza che
è immagine di un’àncora che ci dà stabilità e sicurezza anche in mezzo alle acque agitate della vita!
Che il Signore Gesù, per intercessione di Maria Immacolata, di S. Agostino e di tutti i Santi dell’Ordine
canonicale, ci accompagni in questo cammino, seguendo le orme del nostro padre Dom Adrien Gréa.
P. Rinaldo Guarisco
Superiore Generale Allegato 2.
DELIBERE CAPITOLARI
Il carisma dei CRIC oltre i CRIC
I Canonici Regolari, pellegrini di speranza:
un cammino di comunione, missione e partecipazione
SUL TITOLO DEL CAPITOLO GENERALE 2024
«Oltre» ci orienta al futuro e il futuro dei CRIC è iniziato il giorno stesso della nostra Fondazione. Oggi,
quel lontano passato non esiste più così, come non esiste ancora il nostro futuro: esiste il presente! Partiti
dall’esperienza di Dom Gréa, memori delle belle testimonianze di tanti confratelli, siamo dunque
pellegrini di Speranza per arrivare alla meta della santità: facciamo attenzione a non trasformarci in
girovaghi senza un obiettivo chiaro!
Dom Gréa
«Non siamo nuovi, proveniamo da molto lontano. Noi ci proponiamo di fare quello che facevano gli
apostoli...il nostro spirito è lo spirito della Chiesa o meglio lo Spirito Santo che è nella Chiesa».
Dalle Costituzioni
[2] «Fondati sulla Grazia battesimale... ci sforziamo di realizzare con i nostri fratelli un’autentica comunione di vita... essa trova la sua sorgente e la sua più perfetta espressione nell’Eucaristia e nella preghiera comune, specialmente nella Liturgia delle Ore, che esprime e crea l’unione dei cuori».
Dalla Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025
[24] «La speranza trova nella Madre di Dio la più alta testimone. In lei vediamo come la speranza non sia fatuo ottimismo, ma dono di grazia nel realismo della vita. Come ogni mamma, tutte le volte che guardava al Figlio pensava al suo futuro, e certamente nel cuore restavano scolpite quelle parole che Simeone le aveva rivolto nel tempio (Lc 2,34-35). E ai piedi della croce, mentre vedeva Gesù innocente soffrire e morire, pur attraversata da un dolore straziante, ripeteva il suo “sì”, senza perdere la speranza e la fiducia nel Signore. Non è un caso che la pietà popolare continui a invocare la Vergine Santa come Stella maris, un titolo espressivo della speranza certa».
[25] «“Noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa, infatti, abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi” (Eb 6,18-20). È un invito forte a non perdere mai la speranza che ci è stata donata, a tenerla stretta trovando rifugio in Dio.
L’immagine dell’àncora è suggestiva per comprendere la stabilità e la sicurezza che, in mezzo alle acque
agitate della vita, possediamo se ci affidiamo al Signore Gesù».
In conformità al dibattito capitolare disponiamo:
1. Che il titolo del Capitolo Generale 2024 sia mutato da «Il futuro dei CRIC oltre i CRIC. I Canonici
Regolari, pellegrini di speranza: un cammino di comunione, missione e partecipazione» in «Il carisma dei
CRIC oltre i CRIC. I Canonici Regolari, pellegrini di speranza: un cammino di comunione, missione e
partecipazione».
Tenuto conto delle suddette premesse e considerazioni, ci poniamo i seguenti obiettivi:
2. Nutrire una sempre maggiore fiducia nella Chiesa, nel nostro Istituto religioso, nella società, nelle
relazioni interpersonali ad intra e ad extra, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto
del creato affinché la nostra testimonianza possa essere nel mondo lievito di genuina speranza e annuncio
profetico di cieli nuovi e terra nuova (cfr. 2Pt 3,13).
3. Incrementare sempre più la nostra disponibilità — nel rispetto della coscienza di ciascuno, delle
necessità del nostro Istituto religioso e dei carismi e delle fragilità personali — ad essere il seme che cade
a terra per portare molto frutto. Ciò ci permetterà di non essere eccessivamente egocentrati, con il rischio
di perdere la nostra vita nello Spirito (cf. Gv 12,24-25) e privare il nostro Istituto di un fecondo
rinnovamento pasquale.
A) PROSPETTIVE PER IL FUTURO DELLA NOSTRA CONGREGAZIONE,
TENENDO CONTO DEL NOSTRO PICCOLO NUMERO
Intuire nuove prospettive richiede il dono della creatività e della gestione della complessità, a livello
personale e comunitario, e dalla quale, giunti nel nostro contesto, non possiamo indietreggiare se
vogliamo ancora portare frutto al servizio del Regno attraverso la nostra vocazione di Canonici.
Da “La vita fraterna in comunità” (Congregazione per gli IVCSVA, 1994)
[64] «b) Le piccole comunità sono certamente possibili, anche se si rivelano più esigenti per i loro membri.
c) È necessario quindi che esse si diano un programma di vita solido, flessibile e obbligante approvato dalla
competente autorità, che assicuri all’apostolato la sua dimensione comunitaria.
d) non è raccomandabile che un Istituto sia costituito solo da piccole comunità. Le comunità più numerose
sono necessarie. Esse possono offrire sia all’intero istituto, come alle piccole comunità apprezzabili servizi:
coltivare con più intensità e ricchezza la vita di preghiera e le celebrazioni, essere luoghi privilegiati per lo
studio e la riflessione, offrire possibilità di ritiro e di riposo ai membri che lavorano nelle frontiere più difficili della missione evangelizzatrice. Questo scambio tra una comunità e l’altra è reso fecondo da un clima di benevolenza e di accoglienza».
[65] «Una realtà con la quale a volte ci si imbatte è quella di religiosi e religiose che vivono da soli. La vita
comune in una casa dell’istituto è essenziale alla vita religiosa».
Dalla lettera di Papa Francesco ai consacrati (2014)
[II.3] «la vita consacrata è chiamata a perseguire una sincera sinergia tra tutte le vocazioni nella Chiesa, a
partire dai presbiteri e dai laici, così da “far crescere la spiritualità della comunione prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale e oltre i suoi confini”» ...
Alla luce delle nostre considerazioni capitolari ci poniamo come obiettivi:
4. Il puntare ad avere piccole comunità (con non meno di 3 confratelli, dove è possibile) al fine di
rispondere sempre meglio al proprium della vita comunitaria e di aiutare ad evitare l’isolamento di alcuni
nostri confratelli.
5. Avere comunque qualche comunità più numerosa che consenta dinamiche più ampie tra i confratelli.
6. Offrire una reale testimonianza di vita canonicale, a partire da un valido progetto di vita personale e di
vita comunitaria, collaborando con i laici, i religiosi e le religiose, i presbiteri e i vescovi dove prestiamo
il nostro servizio. Sarà utile far conoscere il nostro carisma congregazionale ed aprire le nostre case alle
iniziative pastorali frutto di collaborazione con altre realtà ecclesiali.
7. Favorire lo scambio fraterno tra i confratelli delle varie case e nazioni per una maggiore conoscenza tra
i membri dell’Istituto religioso e i diversi contesti in cui vivono i confratelli.
B) VITA CONSACRATA E SINODALITÀ,
CON ATTENZIONE ALLA PASTORALE DI COMUNIONE
Chiesa, comunione e sinodalità sono tre realtà, diverse ed interconnesse, che dicono la necessità
evangelica che il Popolo di Dio cammini insieme! In questa dinamica, i religiosi sono il segno visibile
della profezia! Occorre trasformare la vita ordinaria in “palestre di sinodalità” affinché la comunione
non sia solo un desiderio ma un bisogno che sgorga dal cuore di chi condivide le gioie e i dolori delle
fatiche vissute quotidianamente al servizio del Regno.
Dalle Costituzioni CRIC
[6] «La comunione di vita esige una mutua presenza dei singoli membri, che si concretizza nella condivisione dell’abitazione, del lavoro, e dei beni (Cf voto e virtù di povertà) e delle responsabilità. Essa trova la sua sorgente e la sua più perfetta espressione nell’Eucarestia e nella preghiera comune, specialmente nella Liturgia delle Ore, che esprime e crea l’unione dei cuori».
[7] «Segno visibile della vita di comunità è la partecipazione agli «acta communia» — pasti consumati in
amicizia, ricreazioni, ecc. —, in modo del tutto speciale quella al Capitolo, inteso come «revisione di vita»,
aiuto vicendevole e scambio fraterno di opinioni, riguardo all’aspetto spirituale, intellettuale e pastorale...»
[101] «d) I superiori locali si guarderanno bene dal limitare il loro interesse alla propria comunità, ma avranno a cuore la vita dell’intero Istituto».
Dal Direttorio CRIC [38] «Ogni comunità locale come ogni religioso si impegni per instaurare forme inedite e concrete di
“comunicazione” con altri religiosi presenti nella parrocchia, zona, settore apostolico o diocesi. Uno spirito di fraterna collaborazione deve sostenere questo impegno. Ciascuno secondo le proprie capacità e nei limiti di quanto proposto, accetterà volentieri di assumersi responsabilità in organismi di coordinamento apostolico o di spiritualità».
[39] «In questo sforzo di apertura e di confronto, i membri e le case della Confederazione dei Canonici Regolari di S. Agostino e di tutto l’Ordine Canonicale (Canonichesse) avrà un posto privilegiato».
Premesso tutto ciò, desideriamo perseguire i seguenti obiettivi:
8. Ritenere la Sinodalità via privilegiata per incarnare il Vangelo nella vita della Chiesa.
9. Valorizzare la Liturgia delle Ore.
10. Cercare di vivere con passione una vera pastorale di comunione con il Santo Popolo di Dio.
11. Curare un rapporto filiale con il Vescovo della Chiesa locale.
12. Realizzare all’inizio di ogni anno, in ogni comunità (a partire dal progetto personale), un progetto
comunitario da vivere corresponsabilmente fra i confratelli, per declinare nell’oggi e nel qui le
Costituzioni, affinché non siano una rete o troppo larga o troppo stretta. Tale progetto comunitario sia
verificato a fine anno.
13. Creare esperienze di comunione di vita condivise all’interno della comunità stessa. Esperienze che
servano per alimentare il fuoco e l’entusiasmo della vita e che possano eventualmente essere aperte ad
altri.
C) IL SERVIZIO DELL’AUTORITÀ E L’OBBEDIENZA; FORMAZIONE DELLA
LEADERSHIP
Il servizio dell’autorità si impara lungo due binari: il saper obbedire prima, e l’essere preparati poi; nel
mezzo l’esperienza di vita comunitaria.
Dalle Costituzioni
[38] «In spirito di fede, dunque, ci prefiggiamo di scoprire in comunità il progetto di Dio per meglio amare e servire; uniti nella carità per il Signore e per i fratelli cerchiamo insieme la volontà di Dio nella preghiera unanime, nel dialogo leale, nel vero senso di responsabilità e corresponsabilità...
a) Il superiore locale ha cura innanzitutto di dirigere, sostenere e consigliare i confratelli. Veglia sulla vita
religiosa, pastorale, intellettuale di ciascuno, offrendo a tutti i mezzi atti alla loro formazione e promozione...
b) La funzione del superiore locale è quella di una presenza fraterna piuttosto di quella di chi comanda. Il
superiore è colui dal quale devono provenire l’animazione, le iniziative, il coordinamento degli incarichi e la cui preoccupazione non è quella di imporre il proprio pensiero, bensì quella di pervenire, con i suoi fratelli, ad un comune sentire e a un comune impegno nel lavoro e nella fatica».
Tenuto conto del confronto emerso in Capitolo, si fissano i seguenti obiettivi:
14. Proporre ed incentivare la partecipazione dei Superiori, ai diversi livelli, ad appositi corsi di
formazione e ad un confronto sistematico tra Superiori locali.
15. Favorire la presenza dell’Animatore e/o del Superiore Generale nelle diverse Comunità per
condividere un congruo tempo di vita fraterna.
16. Favorire, all’interno delle Comunità, una periodica rotazione delle responsabilità per incrementare lo
spirito di collaborazione e condivisione.
17. Il Superiore, come un buon padre e con la collaborazione della Comunità, abbia particolarmente a
cuore l’animazione vocazionale (cf. Costituzioni [69]). Individuare almeno un confratello, appositamente
preparato, per curare la formazione iniziale alla vita consacrata.
18. Puntare ad una maggiore crescita nella capacità di ascolto reciproco tra confratelli anche attraverso
momenti di preghiera, guidati da uno di noi, come la Lectio o gli Esercizi Spirituali.
D) FORMAZIONE PERMANENTE
Due sono le cose che spettano ai chierici: lavorare per il loro nutrimento e al nutrimento degli altri. Noi
disponiamo di due elementi per il nostro nutrimento: la preghiera e lo studio. È necessario che il prete
studi. Deve avere per questo studio un interesse non libresco, ma quello proprio dei padri, in modo che
possa servirsene nella preghiera e arricchirla; questo ne farà un contemplativo; è necessario che il prete
sia contemplativo (Dom Gréa).
Dalle Costituzioni
[94] «È prova di maturità l’essere convinto che la formazione non termina con l’impegno definitivo o con il ricevere gli ordini sacri: questa deve continuare lungo tutta l’esistenza, con la stessa disponibilità
all’accoglienza e alla ricerca:
a) affinché il religioso persegua il suo “sviluppo umano” nelle esperienze felici e tristi, soprattutto nella
monotonia della vita quotidiana;
b) affinché lasci continuamente crescere in lui, nelle successive tappe della sua vita, il Cristo che in lui vuole raggiungere la sua pienezza;
c) affinché aggiorni incessantemente le sue conoscenze teologiche e umane, allo scopo di sapere sempre parlare agli uomini di oggi con linguaggio appropriato: studi, sessioni, “corsi di recupero”, “anno sabbatico” quando ciò sia possibile.
I Superiori dovranno fare di tutto per offrire ai loro fratelli la possibilità concreta di condurre a buon fine questo programma».
Da “La vita fraterna in comunità”: essere una comunità in continua formazione
[43] «Il rinnovamento comunitario ha tratto notevoli vantaggi dalla formazione permanente. Raccomandata e delineata nelle sue linee fondamentali dal documento Potissimum Institutioni, è considerata da tutti i responsabili di istituti religiosi di vitale importanza per il futuro...
Una delle finalità di tali iniziative è di formare comunità mature, evangeliche, fraterne, capaci di continuare la formazione permanente nel quotidiano. La comunità religiosa, infatti, è il luogo ove i grandi orientamenti diventano operativi, grazie alla paziente e tenace mediazione quotidiana. La comunità religiosa è la sede e l’ambiente naturale del processo di crescita di tutti, ove ognuno diviene corresponsabile della crescita dell’altro...»
Premesso tutto ciò, si propone quanto segue:
19. Costituire una commissione che, a partire dalle indicazioni capitolari, realizzi un progetto di
formazione permanente e relativo programma.
20. Tenere in considerazione le indicazioni magisteriali, della Santa Sede e della Confederazione dei
Canonici, che verranno promulgate nel sessennio.
21. Obiettivi formativi da perseguire: approfondire la formazione sulla preghiera (liturgica, biblica, ...),
formarci ad accettare e svolgere responsabilmente gli incarichi richiesti come servizio alla Comunità,
qualificare la nostra capacità di comunicazione interpersonale.
22. È nostro desiderio condividere, con i confratelli e con coloro che lo desiderino, il nostro Carisma e la
nostra vita pastorale attraverso il sito, il giornalino, la newsletter ed eventuali altri strumenti di
comunicazione.
23. Coinvolgere, ove possibile, altri canonici nella formazione permanente.
24. Arricchire la nostra umanità con la condivisione, ad esempio, di iniziative culturali e ricreative, una
mezza giornata insieme, un film, ritiri spirituali.
25. Continuare con la metodologia anche dei laboratori, se possibile, in forma residenziale.
26. Offrire la possibilità di una supervisione delle dinamiche intracomunitarie per favorire il
discernimento comunitario e la metodologia sinodale.
27. Le proposte della Commissione potranno essere adattate dalle singole comunità territoriali e locali.
LETTO E APPROVATO NELLA SESSIONE CAPITOLARE
DEL GIORNO 3 LUGLIO 2024 A ROMA
CONGREGAZIONE
DEI CANONICI REGOLARI
DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
Via Federico Torre, 21 - 00152 Roma tel. 065806496/ fax 06 5814837
Email: rinaldoguarisco@gmail.com
CAPITOLO GENERALE 2024
NOTIFICA DI ELEZIONE DEL SUPERIORE GENERALE
E DEL SUO CONSIGLIO
Durante il Capitolo Generale regolarmente ed ufficialmente costituito, oggi, giovedì 28 giugno 2024, a Roma presso la Casa Generalizia della Congregazione dei Canonici Regolari dell'immacolata Concezione, in via Federico Torre 21, si procede all'elezione del Superiore Generale secondo le norme contenute nelle Costituzioni al n. 146a.
Raggiunta la maggioranza richiesta dei due terzi, PADRE RINALDO GUARISCO È ELETTO SUPERIORE GENERALE.
Alla domanda di rito, se accetta l'elezione, dichiara di accettare l'elezione a Superiore Generale della Congregazione dei Canonici Regolari dell'immacolata Concezione.
Di seguito si passa alla votazione per il VICARIO GENERALE e per i tre CONSIGLIERI.
Vengono eletti i seguenti confratelli:
PADRE LIVIO ROZZINI, VICARIO GENERALE;
PADRE ERASMO BATTISTA FIERRO, CONSIGLIERE;
PADRE THOMAS DOME, CONSIGLIERE;
PADRE REDILBERTO LAZO MARCHAN, CONSIGLIERE
p. Luigi Franchini
INFORMAZIONI CONSIGLIO GENERALE giugno 2024.
Il nuovo Consiglio Generale eletto dal Capitolo Generale è così composto:
P. RINALDO GUARISCO, Superiore Generale Padre
P. LIVIO ROZZINI, Vicario Generale
e i Padri Consiglieri:
P. ERASMO BATTISTA FIERRO
P. THOMAS DOME
P. REDIBERTO LAZO MARCHÁN.
Il Superiore Generale con voto collegiale del suo Consiglio nomina Padre Erasmo Battista Fierro
Segretario Generale.
Per la carica di Economo Generale, il Padre Generale propone a P. Riccardo Belleri di continuare
il suo lavoro finora svolto con grande dedizione e competenza. Il Padre accetta ed è quindi nominato dal
Padre Generale ECONOMO GENERALE CRIC.
Il Superiore Generale nomina LEGALE RAPPRESENTANTE della Congregazione P. BRUNO
RAPIS e, come PROCURATORE GENERALE, P. Livio Rozzini.
Il Consiglio rende noto che il Capitolo Generale CRIC ha nominato come Delegato al Consiglio
Primaziale della Confederazione CRSA, Padre Allan R. Jones e come suo supplente Padre James Cassidy.
Il Superiore Generale e il suo Consiglio, colgono l’occasione per ringraziare P. Francesco Tomasoni, P.
Angelo Segneri e P. Giuseppe Chiarini per il servizio alla Congregazione svolto negli ultimi 6 anni.
1. NOMINA DEGLI ANIMATORI DELLE COMUNITÀ TERRITORIALI E ANALISI
DI ALCUNE SITUAZIONI PARTICOLARI.
1.a. COMUNITÀ TERRITORIALE DEL PERÙ
P. Rediberto Lazo Marchán, parroco della Parrocchia di Tamarindo, viene nominato dal Superiore
Generale, con il consenso del Consiglio, Animatore Territoriale della Comunità CRIC Peruviana.
Viene chiesto a P. Luis Enrique Serra di trasferirsi nella casa di formazione S. Agustín in Piura,
con la nomina di Superiore Locale, dove già risiede P. Kelvin Ipanaqué Bruno, il quale è suggerito
come economo territoriale.
P. Cesar Schwarz e P. Alvaro Carpio continueranno a vivere nella Casa “Adrian Gréa” in Lima. Il giovane
professo Fr. Juan Omar Martinez Coronado risiederà a Lima fino alla conclusione degli studi previsti per
dicembre 2024. Per una ridistribuzione degli incarichi: P. Cesar Schwarz è nominato Superiore Locale
di Lima e P. Alvaro Carpio, responsabile della formazione di Fr. Juan Omar Martinez Coronado.
1.b. COMUNITÀ TERRITORIALE DEGLI USA
Vengono confermati gli incarichi:
P. Thomas Dome, Animatore Territoriale della Comunità CRIC americana;
P. Pasquale Vuoso, Superiore Locale di Santa Paula;
P. Christopher Reeve economo della D. Gréa House.
1.c. COMUNITÀ TERRITORIALE DELL’ITALIA
Tenuto conto del voto consultativo della Comunità e un confronto con alcuni confratelli, viene nominato
P. Erasmo Battista Fierro, Animatore Territoriale della Comunità italiana.
A seguito di alcune richieste da parte dei singoli confratelli, così si dispone:
P. Erasmo Battista Fierro viceparroco della Parrocchia S. Maria Maddalena in Volta Mantova,
P. Bruno Rapis viceparroco della Parrocchia S. Maria Regina Pacis a Monteverde in Roma.
A P. Luigi Franchini, Superiore della Casa Generalizia, viene chiesto una collaborazione con la
Parrocchia S. Maria Regina Pacis a Monteverde.
Il Superiore Generale concede a P. Angelo Segneri di risiedere, per un anno, nella Diocesi di Verona
presso la Parrocchia Isola della Scala.
È accolta la domanda di ammissione al Noviziato di Don Francesco Guarino. Inizierà l’anno di
noviziato presso la Casa Canonica della Parrocchia Natività di Maria sotto la guida del P. Maestro Stefano
Liberti coadiuvato dal Vicario Generale, domenica 15 settembre 2024 durante la preghiera dei Vespri.
COMUNITÀ DIPENDENTI DIRETTAMENTE DAL SUPERIORE GENERALE
P. Allan R. Jones, su richiesta di P. James Cassidy, viene nominato Superiore Locale della Comunità
CRIC Inglese.
2. LA FORMAZIONE PERMANENTE E IL COINVOLGIMENTO DEI LAICI.
A. Il Capitolo ha affidato al Consiglio Generale l’istituzione di una Commissione perché possa
realizzare un progetto formativo adattabile ad ogni realtà comunitaria. Vista l’esperienza di questi
ultimi anni, in attesa di comprendere l’elezione del nuovo Superiore Provinciale dei CRL, ci
auspichiamo di continuare a collaborare nel campo formativo con l’auspicio di possibili progetti
futuri.
La commissione è così composta:
1. P. Livio Rozzini, Vicario Generale – Presidente della Commissione;
2. P. Thomas Dome, Animatore Territoriale USA;
3. P. Rediberto Lazo Marchán, Animatore Territoriale Perù;
4. P. Stefano Liberti;
5. P. Francesco Tomasoni.
La convocazione per la Commissione per la Formazione è per Venerdì 30 Agosto alle ore 21:00 (ore
italiane), presso la Casa Generalizia.
B. Per la corresponsabilità dei Laici per il Carisma CRIC. Sollecitiamo gli Animatori
Territoriali, chiedendo aiuto a Confratelli disponibili e sensibili a questo tema, a porre in atto
iniziative formative, fraterne e residenziali.
VARIE ED EVENTUALI
- È stato eletto nuovo Abate dei CRL, Don Edoardo Parisotto.
Sabato 21 settembre 2024, nella Chiesa Abbaziale di San Secondo in Gubbio alle ore 11:00,
riceverà la Benedizione Abbaziale da S.E.R. Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna,
Presidente CEI.
- Il Superiore Generale ricorda alcuni appuntamenti previsti nell’ambito della Confederazione CRSA:
a. Dal 23 al 26 settembre 2024, giornate di studio e Consiglio Primaziale a Novacella.
b. Dal 28/7 al 1/8 2025, in Polonia si svolgerà il Congresso CRSA.
CONGREGAZIONE
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CAPITOLO GENERALE 2024
NOTIFICA DI ELEZIONE DEL SUPERIORE GENERALE
E DEL SUO CONSIGLIO
Durante il Capitolo Generale regolarmente ed ufficialmente costituito, oggi, giovedì 28 giugno 2024, a Roma presso la Casa Generalizia della Congregazione dei Canonici Regolari dell'immacolata Concezione, in via Federico Torre 21, si procede all'elezione del Superiore Generale secondo le norme contenute nelle Costituzioni al n. 146a.
Raggiunta la maggioranza richiesta dei due terzi, PADRE RINALDO GUARISCO È ELETTO SUPERIORE GENERALE.
Alla domanda di rito, se accetta l'elezione, dichiara di accettare l'elezione a Superiore Generale della Congregazione dei Canonici Regolari dell'immacolata Concezione.
Di seguito si passa alla votazione per il VICARIO GENERALE e per i tre CONSIGLIERI.
Vengono eletti i seguenti confratelli:
PADRE LIVIO ROZZINI, VICARIO GENERALE;
PADRE ERASMO BATTISTA FIERRO, CONSIGLIERE;
PADRE THOMAS DOME, CONSIGLIERE;
PADRE REDILBERTO LAZO MARCHAN, CONSIGLIERE
“IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE COMUNITARIO”
Prima meditazione: Un cuore che arde!
Schema per la preghiera personale
· Pacificati, respirando profondamente.
· Chiedi allo Spirito Santo che ti aiuti a pregare, con tutta la tua persona: corpo, affettività, immaginazione, intelletto, volontà, spirito.
· Rileggi il testo su cui pregherai.
· Chiedi al Signore il dono spirituale, collegato al tema del brano biblico, che desideri ricevere in questo momento di preghiera.
o Ora rileggi il brano biblico; cerca di capirlo, soprattutto per come ti è
stato spiegato: cosa dice il brano in sé?
o Fai presente la tua vita quotidiana, le tue situazioni, quello che sei…;
rivedi tutto a partire dal brano biblico: cosa dice a te?
o Come ti tocca quello che comprendi? Quale sentimento ti suscita?
• Dialoga con il tuo Signore ed esprimi ciò che desideri dirgli.
· Salutalo nel terminare la preghiera.
Testo biblico (Lc 24,13-35)
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Per costruire ed entrare in un capitolo.
Innanzitutto un capitolo è frutto di una storia segnata. Nessuno di voi arriva qua dicendo dove sono, con chi sono. Innanzitutto per quanto riguarda le aspettative, ci sarà tra voi qualcuno che dirà - ma si andiamo avanti - e qualcuno che vorrà cambiare tutto. Ci sono grandi aspettative. Poi è segnata la storia di un capitolo perché le relazioni già esistono tra di voi, alcuni si conoscono sin da bambini, altri hanno lavorato e lavorano insieme, altri si conoscono perché confratelli ma niente di più. Mi domandavo come si può vivere un capitolo. Allora mi sembra che un atteggiamento interiore buono sia quello di ritrovarsi innanzitutto intorno a ciò che unisce e non partire dall'evidenziare ciò che ci differenzia perché ciò che ci differenzia è prezioso ma è difficilmente uno strumento per convergere. Allora partire da ciò che ci unisce mi sembra utile valorizzare le distanze spirituali, culturali, pastorali perché un Istituto è tutto questo insieme. Poi mi chiedevo ma allora come si può uscire bene da un capitolo? Si può uscire penso nutrendo sin dai primi giorni del capitolo l'idea di accettare il limite. Si poteva fare meglio al capitolo? Si. Anche il più bel capitolo si poteva fare meglio. Si può fare meglio come Istituto religioso? Si, sicuramente si, qualunque Istituto, qualunque realtà può fare meglio, ma noi dobbiamo entrare nella logica di accettare il limite perché il limite è ciò che ci rende concreti e poi uscire oltre il limite con la disponibilità a fare verità. La verità oggettivamente capiamo sempre di più che è la somma di tante verità soggettive e allora il passare dalla verità soggettiva a quella oggettiva e viceversa è quella che ci permette di tenerci in equilibrio. Ci sono tante verità. Allora serve la disponibilità a farla, a costruirla, a esserne parte. In fondo mi sembra poter dire che ogni capitolo generale elettivo sia un'esperienza pasquale. Si muore un po' quando alcuni sanno che devono venire a Roma, si risuscita un po' quando qualcuno sa che deve venire a Roma. Si muore un po' quando si affrontano delle conversazioni, si risuscita un po' quando prendono una certa direzione. Anche i risultati dei capitoli. Dentro si muore un po' perché uno avrebbe voluto qualcosa di diverso, forse, ma si risuscita un po' perché quella è la realtà, quella è la verità oggettiva nella quale in qualche modo dobbiamo fare comunione con la verità soggettiva.
In fondo penso che il capitolo sia una delle esperienze più sacre della vita religiosa, della vita consacrata. Sacra per almeno due motivi: per la democraticità e per la spiritualità. Democraticità perché voi siete qui perché siete stati eletti democraticamente. Non voglio caricare il peso, ma se siete qui è perché i confratelli hanno voluto che voi foste qui. Democraticità perché qui voterete. Ci sarà una maggioranza e una minoranza, anzi per dirla tutta ci sarà una maggioranza e tante minoranze perché non è detto che la minoranza sia unita, magari ci sono tante minoranze diverse. È un'esperienza di democraticità perché dovrete arrivare a delle decisioni condivise.
Poi mi dicevo è anche un'esperienza sacra. Sacra perché in qualche modo il capitolo vi separa dagli altri. Tante volte sento dire dai religiosi giovani che non hanno mai partecipato a un capitolo e parlano dei padri o delle madri capitolari - chissà che faranno lì dentro?- Chi magari ha già fatto tanti capitoli - quand'è che crescete, che andate voi?- Il capitolo è esperienza di separazione, è esperienza di intensa vita spirituale perché è un servizio che si fa all'Istituto e alla Chiesa mossi dallo Spirito Santo, altrimenti non ci sarebbero motivi per fare un capitolo.
È poi un'esperienza sacra perché occorre fare discernimento. Il discernimento vuole dire innanzitutto fare separazioni. Scegliere ciò che per voi è più buono, è più possibile, è più profetico rispetto ad altre cose altrettanto buone, altrettanto possibili, altrettanto profetiche ma che voi democraticamente mossi dallo Spirito sceglierete di non fare piuttosto a quelle che farete.
Poi è esperienza spirituale il capitolo perché non solo voi dovrete intuire cosa lo Spirito vi muove come persone, come capitolari e come Istituto per essere davvero profetici, ma poi una volta intuito vi chiede di sceglierlo. Adesso va di moda parlare di discernimento ma un discernimento che poi non porti a delle scelte non serve a molto. Io posso capire da giovane che ho la vocazione a diventar prete ma poi non scelgo di entrare in seminario. Allora si l'ho capito, non dico che sia tempo perso ma sicuramente è poco fruttuoso.
In questo contesto ho pensato di proporvi questi temi di preghiera.
Il primo come trovate sul fascicolo è un brano famosissimo. Ho detto partiamo da qualcosa che abbiamo sicuramente tutti in comune: i discepoli di Emmaus. L'esperienza dei due discepoli di Emmaus nasce dalla paura. Gesù è stato arrestato, è stato processato, è stato condannato, è stato flagellato, è morto e la gente ha paura. Allora la paura è un'emozione molto utile. Noi se siamo vivi probabilmente perché in alcuni passaggi abbiamo avuto così tanta paura, che la paura ci ha fatto salvare. Ma esiste una paura paralizzante e una paura che invece ci fa muovere.
Emmaus è l'icona di una paura che ti fa muovere. Io ho paura e posso rimanere paralizzato, ho paura e mi muovo. Emmaus fuggono. Fuggono altrove, ma se non fossero fuggiti non avrebbero incontrato il Risorto. Allora la vera sfida io credo non sia quella di non provare paura, è un atteggiamento un po' fanciullesco quello di credere che siamo supereroi. Siamo persone, siamo esseri umani dobbiamo aver paura. Dobbiamo aver paura dei nostri limiti, delle nostre fragilità e anche dei limiti e delle fragilità del nostro Istituto, ma credo che non dobbiamo farci bloccare, dobbiamo andare per riprendere il tema di prima. Bisogna esser profetici, vediamo dove lo Spirito vi chiamerà a stare.
- E conversavano di tutto quello che era accaduto - è importante sapere le cose!
È bello nei capitoli il fatto che ci siano tante relazioni noiose, le relazioni sono di loro natura noiosa ma sono fondamentali perché per arrivare a fare discernimento bisogna conoscere. Se io non conosco non posso scegliere. - E conversavano - bisogna parlarne. Loro raccontavano le loro paure. - E mentre discorrevano e discutevano insieme Gesù in persona si accostò e cammino' con loro.- Ecco quello che auguro a ognuno di voi: che possiate fare questa esperienza sentire in questo capitolo Gesù che si accosta a voi e che cammina con voi perché se questo non succede è velocissimo il passaggio da esser padre capitolare a membro del consiglio di amministrazione di un'azienda. Cambia poco.
- Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo-
Perché tutti noi abbiamo occhi che fanno fatica a riconoscere Gesù. Ed ecco perché è importante questo binomio tra discernimento personale e discernimento comunitario, perché non esiste nessun discernimento personale che non abbia un risvolto comunitario e viceversa. In ogni passaggio magari c'è una dimensione prioritaria tra i due discernimenti, ma c'è sempre l'altra dimensione. A me veniva in mente il discernimento vocazionale. A un certo punto ciascuno di noi ha capito che forse il Signore ci chiamava alla vita consacrata, quindi è una mia scelta, un mio discernimento ma poi di fatto ci siamo rimessi al discernimento della Chiesa, quindi sarà stato predominante il discernimento personale ma poi è subentrato quello comunitario. Il capitolo uscirà come un discernimento comunitario ma senza dubbio parte dai discernimenti personali. Se non fai il discernimento personale alzi solo una mano, metti solo una crocetta sul foglietto. Allora Gesù domanda: - che sono questi discorsi che state facendo tra di voi?- Ecco sarebbe interessante ogni tanto nel capitolo che ciascuno per sé si domandi: ma che discorsi sto facendo io? Che discorsi porto avanti? A che livello mi sto ponendo? Perché inevitabilmente il discorso personale di uno trascinerà il discorso personale di qualcun altro. Io dico sempre che nel capitolo sono interessantissimi i discorsi che si fanno nelle assemblee capitolari, ma poi sono ancora più importanti quelli che si fanno fuori nei corridoi, a pranzo, a colazione, a cena fuori nei giorni di riposo, quelli sono i discorsi importanti.
Devo domandarmi sempre che discorsi sto facendo? Perché penso questo, perché il mio confratello dice questo?
- E si fermarono con il volto triste.- Perché in fondo tutti noi io credo in ogni tempo ma sicuramente io penso che ciascuno di noi può testimoniarlo, in questo tempo della Chiesa siamo tutti un po' alimentati da frustrazione. Le parrocchie si svuotano, i seminari si svuotano, mancano le offerte e la frustrazione se non è ben gestita si trasforma in rabbia e la rabbia se non è ben gestita diventa un’esplosione pronta a scaricarsi ovunque e non porta nessun bene, porta solamente distruzione e allora spesso ci si ferma con un volto triste. Io suggerisco sempre quando mi capita di fare facilitatore nei capitoli: la mattina quando scendi dalla camera specchiati. L'ultima cosa da fare prima di uscire dalla camera specchiati e guarda se il tuo volto è triste, perché la tristezza ci dice di un malessere interiore. Il mio malessere interiore lo porto al capitolo.
È interessante come i discepoli reagiscono con aggressività - ma tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che è accaduto in questi giorni?- Nei capitoli è facile iniziare le conversazioni così. - Ma solo tu non hai capito come funziona nella nostra realtà, ma solo tu non hai capito come funziona questa cosa? Ma solo tu non capisci?- con semplicità risponde con un'altra domanda- che cosa ditemelo?- Ecco perché è importante nel capitolo il dialogo fraterno perché in realtà nessuno sa tutto. È un esercizio di carità reciproco quello di informarsi. E loro rispondono a ciò che sapevano loro, tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta, come i sacerdoti i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare, poi lo hanno crocefisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele. Ecco qua la frustrazione. Noi avevamo una speranza, di esser liberati dall'impero e invece non solo non ci ha liberati dall'impero ma è stato pure crocifisso. - Io mi sono fatto prete perché volevo convertire il mondo- dopo 10 anni, 20 anni, 40 anni mi accorgo che non ho neanche il mondo da convertire perché il mondo gira altri posti.
- Con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute ma alcune donne delle nostre ci hanno sconvolti, perché recatesi al sepolcro non hanno trovato il corpo.-
Alcune donne. Sappiamo tutti che si tempi di Gesù le donne erano considerate davvero poco, ma da quelle donne viene l'annuncio della Resurrezione. Allora nel capitolo anche le piccole cose, quelle che sembrano secondarie, quelle che sembrano inaffidabili possono essere germi preziosi di profezia.
E Gesù disse - sciocchi e tardi di cuore nel credere alla Parola dei profeti- Ecco in fondo questo è il rischio che corriamo tutti. Quelli di essere molto intelligenti sul piano cognitivo ma poi poco intelligenti sul piano dell'intuizione di Dio ed essere tardi di cuore. Come se il cuore arrivasse dopo.
- E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui- Tutti preghiamo con la Parola di Dio, ma qui è interessante l'esercizio che Gesù fa fare ai discepoli di Emmaus. Rileggere le Scritture non come se fosse un romanzo da Genesi a Apocalisse, ma le rilegge costruendo un percorso personalizzato. In fondo il discernimento personale e comunitario del capitolo si tratta di leggere la Parola di Dio nella Sacra Struttura, la Parola di Dio che è nei fatti, nella storia dell'Istituto, per quanto ci riguarda nel passato, per quanto ci riguarda nel presente e per dove vogliamo essere nel futuro perché l'unica cosa che voi avete in realtà è solo il presente, il passato non c'è più, il futuro è ancora da realizzare.
Voi potete solo influenzare il vostro futuro, come il vostro passato sta influenzando il vostro presente. Non c'è un'alternativa.
- E quando furono vicini insistettero di far restare Gesù.-
Allora io vi auguro che in questo capitolo si riesca a fare l'esperienza di chiedere di restare.
A volte nei capitoli ci sono dei temi in cui se uno riascoltasse ciò che si dice potrebbe facilmente domandarsi: - ma in quella conversazione il Signore dove stava?- Non c'era e non ci dobbiamo scandalizzare. Era un discorso umano tra uomini.
- E quando fu a tavola con loro prese il pane disse la benedizione lo spezzò allora gli si aprirono gli occhi e lo riconobbero.-
Lo riconobbero, è interessante in italiano per riconoscere devi conoscere. Allora noi arriviamo al capitolo così come siamo, se lo conosciamo il Signore lo riconosciamo, se facciamo fatica a conoscerlo faremo fatica a riconoscerlo qui dentro. Nel momento in cui lo riconoscono Gesù sparisce. In fondo se ci pensate l'angelo Gabriele è comparso una volta a Maria, forse Maria avrebbe avuto bisogno di un sostegno in alcuni momenti ma non è più riapparso. Gli angeli da Giuseppe compaiono due volte e basta. Il roveto ardente a Mosè appare una volta e basta.
Allora il capitolo diventa esperienza unica. Ogni capitolo, anche se abbiamo partecipato a tanti capitoli, è unico.
E loro dicevano - Non ci ardeva forse il cuore?-
Domandiamocelo. Alla fine della nostra esperienza i discepoli dicono - ma non ci ardeva forse il cuore? - Mentre ci spiegava la Sacra scrittura il cuore che arde e la Sacra Scrittura pregata, spiegata insieme in comunità loro due con Gesù. In fondo il capitolo è un'esperienza di cuore che arde. Io vi auguro di sentire il cuore che arde, che arda non di emozioni umane ma che arda di movimenti del cuore mossi dallo Spirito, perché poi allora si riparte, si ritorna a Gerusalemme, ritornano a Gerusalemme. Voi ritornerete a casa vostra ma lì la vita è cambiata a Gerusalemme, loro partono da Gerusalemme per paura dopo la morte di Gesù e ritornano a Gerusalemme per annunciare che Cristo è Risorto.
In fondo questo è il compito dei capitolari quando si ritorna. Allora questo è il testo sui cui vi propongo di pregare oggi, ovviamente ognuno prega come vuole.
Io qui ho proposto uno schema se può essere utile, se lo desiderate, siamo tutti adulti nell' età, adulti nella fede. Lo schema è molto semplice; innanzitutto quello di pacificarsi. Entrare nella preghiera richiede che io stia in pace almeno con me stesso prima di incontrare il Signore, chiedere allo Spirito Santo che ti aiuti a pregare con tutto te stesso, con il tuo corpo, gli acciacchi, il sonno, i dolori, con tutta la tua affettività. Il cuore che arde è affettività.
A volte noi preti rischiamo di essere un po' anaffettivi. Con tutta la mia immaginazione, un’esperienza di sogno. Come mi immagino io da qui a 6 anni? Come immagino il mio Istituto da qui a 6 anni? Con l'intelletto. Il Signore ci ha donato una testa non solo per dare gli esami, i titoli accademici, ma per ragionare! Che lo Spirito illumini anche la nostra intelligenza, che illumini la nostra volontà. Io capisco che questo è il Bene per l'Istituto ma poi devo volerlo il Bene, altrimenti lo intuisco ma non lo faccio.
Poi tutto lo Spirito. La mia capacità di trascendere verso il Signore. Potete leggere il testo anche se è un testo famoso che avremo predicato un centinaio di volte nella vita. Poi chiedete al Signore un dono spirituale legato al tema. Potete trovarlo voi, suggerirlo voi stessi. Io vi propongo di chiedere al Signore il dono di sentire il cuore che arde all'inizio del capitolo. Il vostro cuore possa ardere tra questo sogno iniziale e questo ritornare a Gerusalemme.
E poi potete pregare in questo testo facendovi sostanzialmente tre domande.
- La prima è molto semplice: cosa dice il brano in sé e dovrebbe essere uguale per tutti;
- la seconda che cosa dice a te ed è personale. A qualcuno i discepoli di Emmaus potrebbero dire: la mia tentazione di fuggire, a qualcun altro potrebbe dire la gioia del ritorno, a qualcuno altro potrebbe dire l'incontro con il Signore. A ognuno gli dirà qualcosa.
- Poi la domanda più difficile è la terza: quale sentimento ti suscita. Perché non ragioni per capire la risposta ma devi metterti in silenzio e devi ascoltarti. Questa Parola di Dio di Emmaus che mi attraversa che cosa suscita in me, pensieri, emozioni, sensazioni, sentimenti, idee, propositi.
- Ecco ascoltare tutto questo e poi potete concludere la vostra preghiera se volete facendo un breve colloquio con il Signore raccontandogli ciò che avete vissuto, perché possiate fissare i passaggi fondamentali e poi salutare il Signore.
Vi auguro un tempo di preghiera, di intimità con il Signore perché questo è ciò che chiede il Capitolo, che siate intimi con il Signore e siate intimi tra di voi che possiate una volta finito il capitolo tornare e creare intimità con i vostri confratelli.
“E si accostò e camminò con loro”
Buona preghiera a tutti!
Seconda meditazione: Prendi e scendi nella bottega del vasaio!
Preghiera iniziale
Testo biblico (Ger 18,1-10)
Questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore: «Prendi e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola». Io sono sceso nella bottega del vasaio ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore: «Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele. Talvolta nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di sradicare, di abbattere e di distruggere; ma se questo popolo, contro il quale avevo parlato, si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di fargli. Altra volta nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di edificare e di piantare; ma se esso compie ciò che è male ai miei occhi non ascoltando la mia voce, io mi pentirò del bene che avevo promesso di fargli.
Schema per la preghiera personale
Ben ritrovati a tutti. Ben ritrovato a Padre Giuseppe dal Brasile.
Ci ritroviamo in questa seconda parte della mattinata per il secondo appuntamento per i punti di preghiera personale. Per questo spunto di preghiera vi propongo di soffermarci sul brano di Geremia 18,1-10.
È interessante proprio nella dinamica capitolare soffermarci su questo brano.
Inizia così questa parola:
- Fu rivolta a Geremia da parte del Signore. - Geremia aveva tante parole, a un certo punto riceve la Parola da parte di Dio e questo ci richiede un primo discernimento personale. Le cose che noi ascoltiamo esternamente che ascoltiamo interiormente da dove provengono? Perché sapere le cose da dove provengono ci aiuta in quale modo a dargli maggiore o minore fiducia. Qui è la Parola di Dio stessa, ma è una Parola di Dio che ancora una volta sospinge, gli dice: prendi e scendi nella bottega del vasaio… è curioso no? Io ti dico - vai lì perché devo parlarti- ma per dirtelo già ti sto parlando. Perché non mi parli già adesso? Perché in realtà Dio vuole far fare a Geremia un'esperienza e non semplicemente la recezione di contenuti. È interessante che appena si è ripotuto viaggiare dopo il covid i Capitoli sono stati ripresi in presenza, perché un conto è comunicare in maniera asettica i contenuti o esprimere voti e un conto è fare un'esperienza. Il Capitolo è un'esperienza alla quale io mi reco mosso dalla Parola di Dio per ascoltare la Parola di Dio e per condividere la mia esperienza di Parola di Dio perchè possa diventare insieme ai padri capitolari un’ esperienza di Dio anche per gli altri, perché se non diventa Parola di Dio che nasce come meditazione personale, discernimento e scelta, come Parola di Dio per gli altri, sappiamo bene che i Capitoli cadono sulla testa delle persone e quando ti cade una cosa sulla testa la fai scivolare, ti sposti. Allora prendi e scendi nella bottega del vasaio, questo è l'invito che il Signore ha fatto a ciascuno di voi e che voi state già vivendo. Alcuni di voi hanno preso l'aereo, avete fatto un lungo viaggio e state scendendo nella bottega del vasaio.
Scendere dove? Innanzitutto dentro di voi. Perché tutti noi abbiamo questo combattimento interiore tra ciò che sappiamo che è giusto e ciò che sappiamo che è comodo. Ciò che sappiamo che vorremmo che gli altri facessero e ciò che noi vorremmo fare e poi scenderete sempre di più giorno dopo giorno nella profondità del vostro Istituto. L'esperienza di ascolto delle relazioni, può essere noioso ma in fondo permette a tutti di scendere su una base comune, quella è la verità, quella è la realtà. Quella è la realtà che il Signore per mezzo dei fratelli che vi hanno votato, vi chiedono di fare discernimento. In fondo i fratelli vi chiedono di fare discernimento personale, di fare discernimento comunitario perché scendendo nelle realtà personali e dell'Istituto possiate far udire loro la Parola di Dio, che loro stessi dovranno poi accogliere, fare discernimento personale, discernimento nelle loro comunità, nelle loro realtà territoriali.
Geremia dice - Io sono sceso nella bottega ed egli stava lavorando al tornio. –
In fondo qui la similitudine tra il vasaio e Dio è evidente. Dio sta lavorando dall'eternità per l'eternità e io direi sta lavorando con noi nonostante noi, perché tutti abbiamo delle resistenze, tutti abbiamo delle inconsistenze, anche il capitolo ha delle resistenze e delle inconsistenze, anche l’Istituto anche la Chiesa.
Ed è interessante questa immagine:
- Ora se si guastava il vaso che egli si stava modellando, egli rifaceva con la stessa creta un altro vaso come ai suoi occhi pareva giusto.-
Mi sembra una bella immagine per un capitolo. In fondo voi siete in questo momento i primi collaboratori di Dio per permettere a Dio di fare con la creta dei Cric un altro vaso come lui vorrà per i prossimi 6 anni. Questo è il Capitolo: permettere a Dio di mettere le mani su quella creta. Siamo sempre noi, ci conosciamo, sappiamo le nostre capacità, le nostre risorse, le nostre debolezze ma vogliamo permettere a Dio di avere più spazio, di allargargli la possibilità di fare un altro vaso come ai suoi occhi pare giusto. Mi piace questa idea che un Capitolo funziona bene, fa bene il suo servizio quando in fondo nessuno è totalmente soddisfatto e nessuno è totalmente insoddisfatto. Vuol dire che ha funzionato bene la dinamica capitolare, vuol dire che si è partiti da alcuni punti su cui si converge e si è lavorato in questa direzione.
Allora fu rivolta la Parola del Signore: - Forse non potrei agire con voi come questo vasaio?-
La risposta è sì e io aggiungerei sì per fortuna, perché vedete il rischio di vedere trasformarci in un altro vaso soprattutto come piace a Dio ci mette inevitabilmente paura e ansia a tutti, perché è meglio la povertà conosciuta che la potenziale ricchezza sconosciuta, ma questo è un limite umano, non è vero che sia così. Allora certo che il Signore può fare questo anche con noi se noi glielo permettiamo. In fondo la storia di un Istituto religioso è pieno di situazioni in cui Dio ha ricostruito con la stessa creta vasi diversi come a lui piaceva. Mi viene in mente la storia dei francescani. Se San Francesco resuscitasse sulla terra e vedesse ora i francescani non li riconoscerebbe.
Ecco – come l' argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani - e qui ecco la dimensione spirituale del capitolo. Noi siamo davvero nelle mani di Dio o cerchiamo continuamente di sfuggire? Oppure cerchiamo le mani di Dio solo quando cerchiamo una mano che ci dà sicurezza che non ci lascia precipitare, ma stare nelle mani di Dio vuole dire anche stare nelle mani di Dio come l'acqua nel cavo di una mano. Io personalmente mi sento nelle mani di Dio o cerco di mettere le mani di Dio dove voglio io? Voglio che Dio metta le sue mani nella pasta che dico io o voglio mettere le mani nella pasta di Dio?
Ecco perché è fondamentale il discernimento personale perché non è vero che la mia posizione è solamente un quattordicesimo, potrebbe essere l'un quattordicesimo fondamentale e poi sono interessanti questi due esempi che porta la Scrittura. A volte nei riguardi di un popolo io decido di sradicare, abbattere, distruggere, certo dobbiamo leggerlo alla luce del Nuovo testamento ma è interessante il discorso. A volte Dio nella sua volontà può decidere anche di chiudere.
È interessante la teologia dei carismi. I carismi sono doni spirituali dati da Dio per l'edificazione del Regno quando Dio vorrà che il carisma finisce, finisce. Che succede che quando questo popolo contro il quale avevo parlato si converte dalla sua malvagità io mi pento del male che avevo pensato dei miei figli. È interessante noi per grazia di Dio abbiamo ricevuto da Dio il potere di far pentire Dio stesso. È interessante. Noi facciamo fatica a pentirci ma Dio ci ha dato il potere di far pentire lui. In maniera analoga, continua il brano dicendo- qualche altra volta riguardo a qualche altro popolo Dio decide di edificare, di piantare, ma se questo popolo compie ciò che è male, Dio si pentirà ancora una volta perché aveva promesso troppo bene da fare a questo popolo. –
Allora io credo che in questa seconda parte della mattinata dobbiamo soffermarci su qualche punto.
- Il primo: Dio ci chiede di uscire fisicamente l'abbiamo fatto, ci chiede di uscire dalle mie certezze, ci chiede di uscire dalle nostre certezze, ci chiede di accettare che noi siamo nelle sue mani e verificare come io mi percepisco nelle mani di Dio e come percepisco il mio Istituto nelle mani di Dio e dove io penso l'Istituto debba avere uno stile come debba avere uno stile di affidarsi a Dio.
- Poi ancora queste due belle immagini dell' uomo che ha la capacità di far pentire Dio. Dio che è misericordia si pente davanti all'uomo. Allora l'augurio che faccio a ciascuno di voi e a tutto il capitolo è quello di far pentire Dio perchè riversare la sua grazia su ciascuno di voi e tramite voi possiate rivestirla sull'Istituto.
Qui ognuno prega come sa e come vuole ma se volete potete riprendere lo schema che ho scritto sulla prima parte:
- domandarvi cosa dice questo brano in sé ma soprattutto cosa dice a te?
- Lasciatevi interrogare, mettevi in posizione scomoda nei confronti di Dio, perché Dio possa pentirsi della scomodità che ti permette e possa darti un'interiorità più comoda per te che poi diventerà un'interiorità più comoda per il capitolo e ci auguriamo diventi un'interiorità più comoda per l'Istituto.
- Poi infine la terza domanda: quale sentimento questo brano suscita in te? Quando ci si chiede di uscire è sempre scomodo, è sempre faticoso. Allora le mie resistenze, la mia gioia di uscire, la mia paura di uscire, così come il sentirmi nelle mani di Dio. Provate a sentirvi quel vaso di creta sotto le mani di Dio. Come mi sento quando la pressione delle mani di Dio si fa più forte nella mia vita, a volte può suscitare emozioni di gioia, positive, di consolazione a volte invece può suscitare desolazione. In questo momento oggi qui io mi sento più consolato o desolato? Mi sento entusiasta di questa responsabilità a cui Dio mi chiama o vorrei non averla? Perché in fondo Dio da sempre ha avuto questa idea di affidarci la responsabilità di ciò che lui ha creato. Il carisma spirituale lo crea Dio. È un dono dello Spirito. Voi vi siete riconosciuti in questo carisma, Dom Gréa ha intuito questo carisma e ha creato questo Istituto, ma in fondo è Dio che in ogni tempo affida tutto ciò che lui crea all'uomo come nella creazione. Quando Dio dice ad Adamo abbi cura di tutto questo, dagli un nome.
Allora il capitolo ha il compito di aver cura di tutto l'Istituto, è chiamato a dare un nome alle cose, alle scelte assumendosi le responsabilità di permettere alle mani di Dio di modellare la creta dell'Istituto come lui meglio crede per l'edificazione del Regno.
E non sempre ciò che Dio meglio crede coincide con me, ma questo è il dono da chiedere nella preghiera di questi due giorni che nessuno di noi cada nel rischio concreto, reale, ben noto a tutti di fare così tanto filtro a Dio, da non permettere di poggiare le mani sulla creta dell' Istituto e della vita di ciascuno.
Buona continuazione di preghiera
Grazie a tutti!
Terza meditazione: Buona testimonianza, pieni di Spirito Santo e Sapienza!
Preghiera iniziale
Testo biblico (At 6,1-7)
Ora in quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli Ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove venivano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana. Allora i dodici, radunato il gran numero dei discepoli, dissero: «Non è bene che noi, lasciata la parola di Dio, serviamo alle mense. Perciò, fratelli, cercate fra voi sette uomini, di cui si abbia buona testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di sapienza, a cui noi affideremo questo compito. Ma noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della parola». Questa proposta piacque a tutti i discepoli. Ed elessero Stefano, uomo ripieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono poi davanti agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. Intanto la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.
Schema per la preghiera personale
Bene, ben ritrovati. Proseguiamo le nostre giornate di Capitolo animati dalla dimensione spirituale e continuiamo con il tema del discernimento. Ieri abbiamo affrontato principalmente la dimensione del discernimento personale. Abbiamo visto prima l'icona dei discepoli di Emmaus, poi siamo saltati nell'Antico Testamento e abbiamo visto il vasaio di Geremia.
Oggi andiamo avanti puntando principalmente alla seconda tappa, quella del discernimento comunitario. Dicevo ieri se ricordate che il discernimento comunitario e personale sono imprescindibilmente collegati l'uno all'altro. L'unica differenza che c'è su alcune materie e in alcune situazioni, può prevalere nettamente uno rispetto all'altro, ma non c'è nessun discernimento che non vede entrambi coinvolti. Allora oggi spostiamo l'equilibrio da ieri in cui il centro era imperniato maggiormente sul discernimento personale e oggi vediamo due icone del discernimento comunitario.
Il passo che vi suggerisco oggi è il seguente: Atti degli Apostoli capitolo 6 versetti 1-7; trovate il testo nel fascicolo che vi è stato dato. La questione è quella ben nota dei diaconi; la prima comunità cristiana si trova davanti a un problema reale perché le materie di discernimento non sono tanto questioni filosofiche, questioni ideologiche, ma sono questioni pratiche. Il capitolo non è chiamato a risolvere questioni teoriche. Il capitolo è un organo della vita consacrata che in qualche modo nasce dalla delega di tutti i confratelli perché come rappresentanza di tutto l'Istituto trovi alcuni uomini come diceva la lettura della Messa di ieri secondo il cuore di Dio a cui affidare l'ordinaria soluzione dei problemi seguendo una linea, un orientamento. Ecco perché poi in un capitolo sono importanti le delibere, perché in qualche modo insieme tra fratelli si sceglie un po’ dove andare e affidiamo a voi questo compito. Un po' proprio come il problema del brano di oggi. C'è un problema e allora come risolverlo?
- In quei giorni moltiplicandosi il numero di discepoli sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli ebrei perché le loro vedove venivano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana.- Mi sembra un ottimo presupposto, un'ottima prefazione sarebbe alla vita di ogni tempo e di ogni luogo - Si moltiplicava il numero dei discepoli- aumentavano le difficoltà. Ieri a qualcuno di voi dicevo che essere un piccolo numero viene visto sempre come un problema, ma in realtà un piccolo numero non è un problema, è l'angoscia che può sorgere nel pensarsi un piccolo numero, perché oggettivamente essere un piccolo numero è solo un aspetto positivo; perciò tecnicamente è più facile gestire un piccolo numero che un grande numero, un conto è gestire mille preti, un conto è gestirne 50. Certo che il vescovo con 50 preti rischia di essere più angosciato nel domandarsi: ce la farò a coprire le parrocchie rispetto a quelle di mille? Il vescovo di mille preti non sarà angosciato per le parrocchie, ma sarà angosciato dai mille problemi dei mille preti. Quindi il piccolo numero tolto dall'angoscia diventa fonte di ricchezza. Infatti gli atti degli Apostoli dicono che c'è un problema perché la prima cosa che dicono è perché si moltiplica il numero dei discepoli. Quindi ci sono tanti problemi e sempre in ogni tempo e in ogni luogo ci sono tanti problemi.
- E sorse un mormorio. - In italiano un mormorio vuol dire parlare, lamentarsi, questo è nato già con Adamo ed Eva. Quando Dio ha domandato ad Adamo dove sei, subito comincia a dire - è la donna che tu mi hai messo accanto che mi ha dato quel frutto.- Erano in due e già è cominciato il mormorio con il terzo. Da parte degli ellenisti contro gli ebrei, perché gli ellenisti in fondo si sentivano gli stranieri. Non lo so nel vostro Istituto, non lo percepisco, potrei sbagliarmi e vi chiedo scusa, ma nella stragrande maggioranza degli Istituti molto numerosi e quindi visti anche come fortunati, il problema dell'inter-cultura è un problema forte. Gli ellenisti si sentivano gli emarginati perché erano quelli della seconda ora. Oggi quando si fanno i capitoli degli Istituti femminili le suore italiane degli Istituti italiani cercano in tutti i modi di tenere gli ellenisti lontani. Allora il problema non ce lo siamo inventati noi. In Atti 6 c'era già allora!
- Si lamentano perché le loro vedove venivano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana.-
Prima di vedere il problema c'è anche qua una ricchezza. Se si lamentavano perché venivano trascurate nel servizio di assistenza vuol dire che c'era un servizio di assistenza. Allora questo ci richiama su un'attenzione, quanto è importante che ci sia una cura della persona, perché avere cura di sé e cura dell'altro e cura di chi ci viene affidato, ci dà un contesto che ci permette di accorgerci che ci manca qualcosa, perché quando noi non abbiamo un contesto di cura non ci accorgiamo neanche più che manca, e questo porta l'abbruttimento personale, comunitario, congregazione, ecclesiale e sociale. Allora vogliono che questa questione venga affrontata.
I dodici, radunato il gran numero dei discepoli, dissero: - Non è bene che noi, lasciata la Parola di Dio, serviamo alle mense.-
Questo brano è un modello, un modello da poter analizzare per un discernimento comunitario. Innanzitutto i dodici, non è Pietro. Mi sembra che l'immagine del capitolo corrisponda bene, cioè parlano i dodici, quindi non c'è il nome di nessuno. Il capitolo ha deliberato, ha votato Tizio, Caio e Sempronio. I dodici, perché la vita quotidiana tende a dividerci anche in senso buono, ognuno tornerà a casa propria in parti diverse del mondo, con problemi diversi, risorse diverse, aspettative diverse, ma c'è un momento in cui bisogna riconoscersi come i dodici, i capitolari che hanno radunato in gran numero di discepoli. Voi lo farete nelle relazioni simbolicamente, quando leggerete le relazioni avrete tutta la vostra congregazione davanti. Le gioie, i problemi, i problemi che ritrovate ad ogni capitolo, i problemi nuovi, le cose belle nuove, le aspettative nuove.
E dissero: - Non è bene che noi lasciata la Parola di Dio serviamo alle mense.-
Avevano le idee chiare e guardate che non è facile, perché per avere chiare le idee così i 12 dovevano sicuramente avere una buona stima di loro stessi, perché la tendenza sarebbe stata quella di dire - va bene allora ci occupiamo un po' meno della Parola di Dio e ci occupiamo dei poveri perché sono importanti e facciamo noi questa cosa, così le persone ci dicono che siamo bravi e buoni, invece no, loro hanno chiara la scaletta dei valori. Allora oggi potreste interrogarvi: ma qual è la scaletta, l'ordine delle priorità dei miei valori? Se vi aiuta stendete prima una prima spontanea di 3-4 valori, senza esagerare e poi domandatevi se quei valori sono quelli reali che coltivate tutti i giorni o sono quelli ideali che avete studiato al noviziato o degli anni di teologia.
Quali sono i valori per me importanti? La comunità, l'obbedienza, la povertà, la castità, la liturgia? Bravo hai risposto bene, adesso puoi dire i tuoi valori. Questi sono quelli istituzionali, adesso puoi dire i tuoi valori. I tuoi valori sono le partite della domenica, pensavo alla partita di ieri sera, è una certa tranquillità economica, rimanere a vivere nel mio paese, avere alcuni punti di riferimento di persone, di luoghi, quelli sono i miei veri valori, no...? Perché poi noi non facciamo discernimento concretamente a partire dai valori ideali, proclamati, noi ne facciamo dei nostri…no?
Allora tu entri nel consiglio generale lasciando il tuo paese dall'altra parte del mondo: ma come faccio? Io se mangio come voi muoio. A volte io le ho sentite queste motivazioni " altamente spirituali, teologiche": Perché noi dobbiamo impegnarci per la salvaguardia del nostro Istituto, dobbiamo servire i giovani. Ma tu verresti?- Risposta - ma io mangio diverso.- Allora è importante dirselo ognuno: quali sono i valori che io ho chiari - non è bene che lasciamo la Parola di Dio.- -Quali sono i valori per me?- Vedete qui non si tratta di scegliere tra una cosa buona e una cosa cattiva che sarebbe facile, qui si tratta di una situazione che nel 99 per cento dei casi ci troviamo noi tra una cosa buona: servire i poveri, e una cosa più buona: servire la Parola di Dio. Loro lo hanno interpretato come un bene maggiore servire la Parola di Dio. Noi abbiamo studiato che è un bene maggiore servire la Parola di Dio, ma nella storia della Chiesa primitiva sappiamo quanti poi hanno combattuto per servire i poveri perché ne traevano vantaggio loro. I diaconi sono stati soppressi proprio perché a Roma erano diventati i proprietari dei beni della Chiesa e quando si è capito questo sono stati cancellati per secoli, hanno cancellato il diaconato.
- Perciò fratelli cercate tra voi sette uomini di cui si abbia testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di Sapienza a cui noi affideremo questo compito.-
Ecco, questo potrebbe essere messo come missio canonica ai capitolari. In fondo questo è ciò che vi hanno chiesto i vostri confratelli. Vi hanno chiesto di cercare 5 uomini di cui si abbia buona testimonianza, non che potrebbero avere una buona testimonianza, che abbiano una buona testimonianza a partire dal piano della realtà. Una buona testimonianza è bello che venga usato l'aggettivo buono, non ottimo, realisticamente buono perché non esiste nessuno ottimo. Soprattutto una grande ricchezza che voi avete nella vita consacrata è il fatto che vi conoscete. Di tutti voi conoscete i pregi e conoscete i limiti. Allora ciò che è importante che abbia una buona testimonianza.
Cosa possiamo testimoniare di buono? Con tutti i limiti e con tutte le fragilità? Poi, che sia pieno di Spirito Santo e di Sapienza.
Questo è più difficile perché essere pieni di Spirito Santo e di Sapienza è difficilmente valutabile, ma se può esservi utile partire dal valutare voi stessi, che siete coloro che conoscete meglio.
Cosa è che vivo come esperienza spirituale, nello Spirito? Come la mia vita concreta ha dimostrato di essere sapiente? Non intelligente. Nella Chiesa non servono sempre e ovunque persone intelligenti, servono persone sapienti.
Nella Chiesa, si rischia sempre di andare molto lenti, di prendere le decisioni dopo anni, perché questo è diventato un po' un facsimile della Sapienza, a volte non è Sapienza questo atteggiamento, è solamente procrastinare una decisione che nessuno vuole prendere. Questa è finta Sapienza. La Sapienza è quella che nasce dallo Spirito e mi permette di comprendere la strada migliore per andare dove il Signore ci chiama a partire dalle nostre reali possibilità.
Ieri nell'istruzione dicevamo attenzione al rischio di puntare troppo in alto altrimenti rimarremmo frustati e attenzione anche a puntare troppo in basso perché resteremmo frustrati perché sappiamo fare di più, potremmo fare di meglio, ma non abbiamo il coraggio di osare e chi non ha il coraggio di osare nella giusta misura non è sapiente.
A chi poi noi affideremo questo compito?
Il capitolo cerca 5 persone che hanno buona testimonianza, che sono colme di Spirito Santo, che cercano con Sapienza a cui poi il capitolo affida questo compito di condurre l'Istituto nei prossimi sei anni. Interessante l'impegno dei dodici.
- Ma noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola.-
In fondo il rischio qual é? In fondo i capitolari se ne tornano a continuare a fare quello che facevano, no? E dire - questa cosa il consiglio l'ha scelta bene, questa cosa il consiglio generale l'ha fatta male. In fondo non c'eri anche tu quando è nato il consiglio generale?- In fondo se i fratelli hanno mandato te è perché tu possa continuare tornando nel tuo ambiente a dedicarti al bene dell'Istituto, perché c'è un modo per dedicarsi al governo, c'è un modo buono per dedicarsi fuori dal governo, c'è un modo buono per dedicarsi al di fuori dell'Istituto nella pastorale, negli aspetti più tecnici, nel nord del mondo, nel sud del mondo, perché davvero siamo chiamati con il carisma dell'Istituto e con la nostra vocazione personale a costruire il regno di Dio nel mondo.
A che cosa giova che la mia realtà pastorale sia perfetta, quando poi tutto intorno a me crolla?
Pensate alla vostra opera dove siete che funziona benissimo e tutto ciò che fisicamente avete intorno non funziona più: le altre parrocchie, le altre scuole, le diocesi dove siete presenti. A chi gioverebbe questo? O pensate se la vostra opera andasse benissimo e poi tutto l'Istituto dei Cric andasse malissimo. A che ti giova oltre ad avere un pizzico di orgoglio che tu sei rimasto l'unico superstite che funziona… e dopo? Dove vai? E morto te che succede? Allora questa visione larga, abbondante un po' come nello stile del Vangelo:
- Questa proposta piacque a tutti i discepoli ed elessero Stefano uomo di fede e pieno di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Pamenas e c'è tutto l'elenco.
Si eleggono persone. Non si eleggono ruoli! L'importante che quando le persone vengono elette vengano considerate sempre persone. Sapete nei grandi Istituti è difficile perché vengono elette persone che non si conoscono. Arriva la letterina dall'altra parte del mondo che dice - è stata eletta Suor Tizia piuttosto che Caio- Ma nel vostro Istituto vi conoscete tutti. Padre Antonio è Padre Antonio che ritorni a fare quello che faceva, che diventi generale, il vicario generale, consigliere è Padre Antonio. Questo per voi è un grande dono.
Pregate in questa mattinata se lo ritenete opportuno proprio per le persone care del vostro Istituto, che il Signore vi illumini sulla loro buona testimonianza sul loro essere pieni di Spirito, sulla loro scelta di Sapienza.
- E poi li presentarono davanti agli apostoli-
A noi oggi è rimasta la circolare, si manda l'email : - grati al Signore vi comunichiamo che il nuovo Consiglio generale è costituito da Tizio, Caio e Sempronio- si manda una letterina al dicastero dei religiosi, ti arriva una bella risposta che è uguale per tutti, si cambia solo il nome se non si sbaglia la signora che lavora lì in ufficio, benedizione apostolica e si va avanti ok. Conosciamo i limiti del nostro tempo, ma questo è il bello di presentarli davanti a tutti con orgoglio, cioè voi siete per tutti noi, se noi vi permettiamo di farlo. Io sono un po' vicino alla compagnia di Gesù, dei Gesuiti, ormai è pubblica la cosa, per la seconda volta si è dimesso il provinciale della provincia euromediterranea, una provincia impossibile Italia, Malta, Romania. È la seconda volta che si dimette il provinciale, vorrà dire qualcosa? Qualcosa da parte di chi fa provinciale ma anche dei gesuiti della provincia. Avere l'orgoglio di dire: - lo Spirito Santo e noi, questo abbiamo scelto - altrimenti il capitolo diventa una riunione di condominio. Il condominio è il palazzo con gli appartamenti, ogni proprietario vota e come dice Papa Francesco: la sinodalità non è semplicemente espressione di democrazia, è prima di tutto un esercizio spirituale.
- I quali dopo aver pregato imposero loro le mani ai diaconi -, non è solo l'immissione nel ruolo. Ci sono tutte le carte perché adesso il Superiore generale possa validamente firmare con la legale rappresentanza? Sì, sono state registrate le firme, tutto a posto. Questo per la legge canonica e per la legge statale, ma davanti a Dio? Gli diamo davvero un mandato prima di partire? Ecco il senso delle delibere poi nel capitolo. Gli diciamo che cosa vogliamo che facciano? Su che cosa lavorino? Non su che cosa decidano, ma almeno su che cosa lavorino?
Poi: - Intanto la Parola di Dio si diffondeva, il numero dei discepoli si moltiplicava, grandemente a Gerusalemme, e anche un gran numero di sacerdoti obbediva alla fede.-
È interessante la dinamica. La Parola di Dio si diffondeva. Il problema erano le vedove. Tutto il brano è sulle vedove che si lamentano. E invece dicono che era tutto ok, perché la Parola di Dio si diffondeva. Ma non è la soluzione apparentemente collegata, ma il fondamento della soluzione. Le vedove venivano assistite non perché esistesse un servizio sociale, ma perché in virtù di quella Parola si era fatto discernimento dell'importanza di assistere le vedove, allora se si fosse smesso di fare discernimento corretto, sapiente, nello Spirito della Parola sarebbe finita anche l'assistenza alle vedove o si sarebbe fatto in modo diverso. Il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente che bello, ma moltiplicandosi il numero dei discepoli all'inizio del brano abbiamo capito che era un problema, quindi la soluzione di un problema porta a altri problemi, l'andare avanti porta altri problemi.
– E un gran numero di sacerdoti obbediva alla fede.-
Si conclude con la fede che è il punto di esperienza del mio legame con l'esperienza del Signore.
Come dicevo ieri nell' omelia, io posso fidarmi di Dio? Ho qualche elemento nella mia vita che mi sono fidato di Dio? Perché se io non mi sono mai fidato di Dio non potrò mai fidarmi di nessuno e se io non mi potrò mai fidare di nessuno io non sarò in grado nonostante lo voglia di mettere qualcuno nella condizione di fidarmi di me. È terribile quando arriva un vescovo nuovo e dice:
- Com'è? - Inaffidabile.- È finita.
Questo si può pure dissanguare per la diocesi ma se è classificato inaffidabile, anche se fa una cosa buona, la farà per qualche altro motivo, si dice, non la fa per noi, forse da vescovo per diventare cardinale niente di più.
Allora credo che questa mattina se vi è stato comodo ieri possiamo applicare il modello dello schema per la prima meditazione.
Cosa dice il brano in sé? Vedere per voi cosa dice il brano dell'elezione dei diaconi significa e poi cosa dice a te? In fondo questo brano racconta un processo di discernimento comunitario.
Si parte da un problema, si delega la comunità cristiana a trovare delle persone con delle caratteristiche, vengono accolte, vengono inviate in questa missione, tutto funziona anche se funziona in maniera molto realistica, i problemi aumentano, i problemi qualche volta si risolvono altre volte non si risolvono, ma ciò che più conta non è tanto il risultato ma il processo e tutto questo processo cosa dice a te che sei nel capitolo?
Poi l'ultima domanda come sempre quale sentimento suscita questo processo? Cosa suscita in me questa dinamica? Come la vivo quando ci rifletto come Parola di Dio e come la vivo quando ci rifletto come percorso esistenziale che sto vivendo dentro. Ci sono io dentro, quali emozioni, quali pensieri, quali intuizioni incomincio ad avere?
Si può sempre concludere con un dialogo con il Signore in cui si racconta un po' la sintesi del mio percorso.
Bene, grazie a tutti!
Quarta meditazione: Favorire una vita fraterna!
Preghiera iniziale
Testo biblico (At 2,36-47)
[Pietro disse:] «Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
Dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?» E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà». E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione». Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone. Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Ognuno era preso da timore; e molti prodigi e segni erano fatti dagli apostoli. Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva al loro numero ogni giorno quelli che venivano salvati.
Schema per la preghiera personale
Ben ritrovati per questa ulteriore tappa del nostro percorso più spirituale di questi primi due giorni del capitolo. Per questo tempo di preghiera vi suggerisco il brano sempre preso dagli Atti degli Apostoli, il capitolo 2 versetti 36-47. È un brano famosissimo che avremo studiato tante volte predicato ancor di più e utilizzato in tante attività pastorali. Io ho semplicemente preferito allargare il brano con un versetto in più preso dalla parte precedente perché credo che ci possa aiutare a contestualizzarci meglio all'interno dell'esperienza del capitolo. Anche questo è un esercizio spirituale di discernimento comunitario. La prima comunità cristiana rappresenta non solo l'inizio cronologico ma anche l'inizio esperienziale dei credenti. Non tutto era chiaro, anzi la maggior parte delle cose non erano chiare, sappiamo poi nella storia della Chiesa quante difficoltà si incontrarono, ma intanto c'erano nella vita reale. Il criterio del discernimento spirituale personale o comunitario che sia è quello di essere agganciato alla vita reale. Se noi agganciassimo il discernimento a delle teorie sarebbe sicuramente un bel lavoro riflettere; riflessioni speculative nella teologia, nella filosofia, nella psicologia, in qualunque branca del sapere, sarebbe ricerca, ma non c'entra nulla con il discernimento. Il discernimento spirituale è un approccio spirituale a un problema oggettivo che si sceglie di affrontare secondo la logica dello Spirito, secondo un metodo che è quello di Ignazio se questo è il riferimento del discernimento spirituale, tenendo insieme i due polmoni: quello del discernimento personale e quello comunitario.
Innanzitutto questo brano inizia con una certezza.
Pietro dice - sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso.-
Inizia con una professione di fede. Allora il discernimento spirituale affonda le proprie radici nell'esperienza personale e comunitaria di fede. Se noi dall'esperienza del discernimento togliamo la dimensione personale di fede, di fiducia nel Signore diventa un'altra cosa, diventa una tecnica, non perché non sia per certi aspetti anche possibile questo, ma il problema è che perderemmo la dimensione della rilettura spirituale dell'esperienza vissuta e perderemmo i presupposti di instaurare delle scelte che vadano verso una certa direzione. Vi racconto l'esempio di un economo che non conosce bene come funziona la vita pastorale, molto esperto, preparato accademicamente, a cui non si riusciva a fargli capire che il bilancio delle parrocchie per quanto possibile è giusto che sia leggermente in attivo, che le scuole se possibile siano leggermente in attivo, ma che il bilancio delle Caritas deve essere in passivo. Una buona Caritas spende e non produce nulla e spende tutto quello che ha. Allora non è questione di non preparazione tecnica, lui era molto preparato, è questione di non applicare il discernimento spirituale partendo da un approccio di fede, quindi Caritas o qualunque altra cosa è una voce di bilancio. Allora se noi applichiamo le tecniche senza un approccio di fede è impossibile poi fare una rilettura spirituale del vissuto. Allora si parte da un approccio di fede. Ed è interessante la risposta che suscita Pietro. All'affermazione di fede di Pietro non corrispondono dei dubbi di fede - ma come è possibile che Gesù sia Risorto? Com'è possibile che Dio ami coloro che lo hanno crocifisso?- Domande di catechesi. I credenti gli chiedono - che dobbiamo fare?-
Dissero a Pietro e agli apostoli:- Fratelli che dobbiamo fare?-
In fondo il capitolo parte da questa domanda: dalla propria fede personale, della comunità locale e della comunità di tutto l'Istituto e ci si domanda che cosa dobbiamo fare.
Pietro dà alcune indicazioni, innanzitutto - ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù, per il perdono dei vostri peccati e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. –
È ovvio che qui dobbiamo fare una rilettura sapienziale del testo, non credo che nessuno di noi debba essere battezzato. Pietro dà alcune indicazioni; innanzitutto- ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù, per il perdono dei vostri peccati e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. E' ovvio che qui dobbiamo fare una lettura sapienziale del testo. C'è una pedagogia teologica dietro. Innanzitutto - ravvedetevi- cioè vediti di nuovo. È importante che man mano che andremo avanti nel capitolo, credo che sia molto utile il fatto che i ritmi di lavoro siano abbastanza blandi, che si sia riusciti a lasciarvi del tempo per pensare, bisogna pensare e pregare. Bisogna rivedervi da dove partite per esempio nel coniugare la vostra esperienza di fede personale con la vostra analisi nel capitolo, ravvedervi su quale relazione tra la vostra dimensione di fede e le ipotesi che fate per il vostro futuro.
Dopo ravvedetevi parla del perdono dei vostri peccati. Lasciamo perdere l'aspetto più dei peccati personali, ma credo che sia importante in questo contesto pensare alla riconciliazione non solo con Dio. Quanto sono riconciliato con Dio? Sapete, tutti noi siamo delle persone che devono fare i conti come tutti gli altri con ciò che noi proviamo dentro, con le nostre emozioni. Quanto io mi sento riconciliato con Dio? È importante domandarselo, perché questo determina una serie di atteggiamenti mentali, psicologici, fisici, ecclesiali che determinano le nostre scelte. Quanto poi io mi sento riconciliato con me stesso? Tutti noi da giovanissimi già sapevamo cosa avremmo fatto al 50° di ordinazione, poi la vita invece per fortuna nostra prende un'altra piega. Quanto io sono riconciliato con me stesso? Quanto mi voglio bene? Perché se non riesco a voler bene a me, figuriamoci se riesco a voler bene ai fratelli. Aggiungerei se ci si riesce a voler bene a Dio…
E poi - riceverete il dono della Spirito Santo.-
Ecco l'esercizio del discernimento spirituale personale e comunitario è un esercizio di continua invocazione dello Spirito Santo.
- E con molte altre parole li scongiurava e li esortava dicendo salvatevi da questa perversa generazione.-
Affermazione un po' apocalittica. Ma che cosa possiamo ricavarne? Io nel preparare queste riflessioni mi dicevo: salvatevi, salviamoci dalla perversa tentazione di vedere più nero di quanto nero non sia e salviamoci dalla sottile tentazione di vedere più luminoso di quello che realmente sia, perché queste sono le due tentazioni nel discernimento, se vi ricordate l'istruzione di ieri pomeriggio: puntare più in alto di quanto possa fare e puntare più in basso di quanto io realmente possa fare. Si tratta di comprendere alla luce dello Spirito qual è la direzione realmente fattibile, mossi non dalla paura ma mossi dalla Speranza.Sapete per muoverci, noi abbiamo bisogno di un'emozione, di un sentimento. Le due emozioni o sentimenti più probabili sono la paura e la Speranza. La paura ci tira indietro e ci ferma, la Speranza ci manda avanti e ci lancia. È una scelta di fondo. Puoi morire stando fermo perché ti cade un vaso in testa, puoi morire camminando perché ti sposti e ti cade un vaso in testa proprio dove sei arrivato. Allora non cadere in questa sottile tentazione, né in una direzione né nell'altra. Allora solo dopo ed ecco qua il brano forse più noto quelli che accettarono la sua Parola furono battezzati, interessante non coloro che si convertirono, coloro che capirono chi era il Risorto, coloro che accettarono fecero la scelta libera di accettare la parola di Pietro ed ecco qua un passaggio fondamentale del discernimento: non basta capire con la testa, prima di capire con la testa bisogna capire cosa si muove con il mio cuore, quando poi io penso devo vedere se c'è una certa corrispondenza tra ciò che si muove nel mio cuore e ciò che io penso e poi devo scegliere di accettare o non accettare, quello che si muove nella mia testa.
Il mio punto di partenza, dunque, nel discernimento è quello sociologico o è la Parola di Dio? Non significa che sia falso lo studio sociologico. Certo che è fatto bene, è fatto da professionisti, ma il punto di partenza è questo o quell'altro? Certo che una moglie, un marito si possono tradire, ma se al corso prematrimoniale la gente venisse dicendo - il mio punto di partenza è che il rischio è troppo alto di essere traditi, allora la logica conseguenza è non venire al corso e non sposarsi, perché hai ragione, la maggior parte si tradiscono, ma se quello è il punto di partenza non si vive più.
- In quel giorno furono aggiunte a loro circa 3000 persone –
Ancora qui una volta mi piace sottolineare questo aspetto dell'aumento, lo si può vedere come aumento sociologico, aumentano le persone, ma anche aumento di problemi. Allora in un capitolo dobbiamo aver chiaro che i problemi non si risolveranno mai, perché la vita è un problema complesso. Ieri parlavo con un vescovo e mi diceva - caro Marco, che sensazione strana, risolvo un problema complicato, gioisco e dopo mezz'ora me ne arrivano due più complicati, ne risolvo due me ne arrivano quattro più complicati, è maledettamente crocifiggente questa vita - mi ha detto - è meglio non risolverli perché poi diventano peggio gli altri dopo.- Questa è la vita che nel nostro piccolo noi tutti facciamo. Allora ecco il brano famoso che tutti conosciamo: quale può essere uno stile che ci aiuta a fare discernimento comunitario e personale? L'essere perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli. Io credo e lo dicevo il primo giorno se ricordate, non è uguale un fare un capitolo oggi e 14 anni fa, non solo per il cambio della storia, ma perché Papa Francesco con tutti i suoi limiti, con tutti i suoi pregi ha dato una svolta che è innegabile. Ascoltare l'insegnamento degli Apostoli, vivere nella comunione fraterna.Il modello della vita consacrata è il modello per eccellenza della vita fraterna ma noi sappiamo persino io che sono diocesano so, quanto è difficile la vita fraterna. Voi qui siete espressione di una vita fraterna più o meno ferita, più o meno facile, più o meno convincente a servizio della vita fraterna. Non è che dovete inventarvi un'altra vita nel capitolo generale, quello ci penserà la Santa Sede. Come io posso mettermi a servizio di questa vita fraterna che in fondo è ciò che ci accomuna tutti quanti nella scelta vocazionale? Vivere tra fratelli.
Poi nel rompere il pane nello spezzare il pane e nelle preghiere: l'eucarestia, la preghiera personale. In questi giorni abbiamo cercato di fare questo. Vita fraterna, pensavo quanto è ammirevole che a tavola, pranzo e cena, mangiamo tutti le stesse cose. Chissà se io andassi dall'altra parte del mondo riuscirei a mangiare così facilmente. Abituati con il fuso orario, abitudini di vita personale, tutti ci si alza alla stessa ora, tutti si prega alla stessa ora, quanto sacrificio? Questa cosa vista con gli occhi esterni è apparentemente normale, ma non è ovvio nulla. Allora la celebrazione dell'eucarestia, il tempo per la preghiera personale diventano corroboranti di questa situazione.
- E ognuno era preso da timore –
vi auguro di essere presi da timore più si va avanti. In italiano c'è una sfumatura tra timore e paura; la paura è la paura, il timore invece è quasi un rispetto reverenziale. Noi non dobbiamo aver paura di Dio, ma dobbiamo avere timore di Dio che non sono sinonimi. Il timore è il rispetto per Dio, il riconoscere la grandezza di Dio, riconoscere la distanza che c'è tra me e Dio, quasi reverenziale, ma in senso maturo.
E - molti prodigi, segni erano fatti dagli apostoli.- Io penso che quando è stata fatta l'elezione del segretario del capitolo, si pensava che andassero diversamente le cose, io personalmente quando ho sentito i numeri pensavo diversamente. Il Signore fa prodigi, cioè fa cose strane, uno dice ma com'è possibile? Perché? Bo, non lo so, però bisogna ammetterlo: il Signore gioca cose strane! Da una parte c'è la logica umana che ci fa pensare in un certo modo e poi c'è Dio che si diverte. Come il vaso nelle mani del vasaio.
- E tutti quelli che credevano stavano insieme, avevano ogni cosa in comune, vendevano beni e distribuivano a tutti secondo il bisogno di ciascuno –
Tutto questo un bel progetto di vita cristiana, innanzitutto, ma tipico della vita consacrata. Ma noi sappiamo che non si può prendere alla lettera così altrimenti faremmo le comunità lager. Che cosa significa oggi nel 2024 per i Cric favorire una vita fraternache tenga conto sostanzialmente di questo, con le sfumature delle diverse età, delle diverse culture, delle diverse condizioni culturali, economiche? Questa mattina parlavo con un religioso che mi diceva che aveva speso in 15 giorni 500 euro e che il Superiore si era un po' lamentato di dargli altri 500 euro e io gli ho detto se in una famiglia campassero con questi ritmi economici dovrebbe guadagnare 5000€ al mese in Italia. Se una persona per se stesso spende 500 euro ogni due settimane non è povertà. A volte ci dissociamo dalla realtà, ci distacchiamo.
- Ogni giorno andavano assidui, concordi al tempio a pregare rompevano il pane nelle case, prendevano il loro cibo insieme con gioia e semplicità lodando Dio e godendo del favore di tutti.- Mi sembra una bella prospettiva per il capitolo e per le delibere e per il nuovo governo.
Ogni giorno ti dice un elemento importante secondo me; la capacità di stare. L'entusiasmo è bello, ma poi dopo un po' finisce. Chi di noi è stato parroco, quando ti fanno parroco la prima volta è bellissimo. Poi devi starci però. Quando ti fanno Superiore locale penso sia bellissimo la prima volta, ma poi devi starci e così ogni servizio nella Chiesa. Ma così è anche come esser genitori, è bello quando ti nasce il primo figlio immagino, ma poi quello star lì tutti i giorni… Neanche quando diventa adulto se ne va. Allora essere assidui con costanza, continuare a vivere intorno all'eucarestia ed è bella questa cosa delle case. Rompevano pane nelle case e prendevano il cibo insieme agli altri. Il chiuderci ci porta alla morte. Chiuderci come persona nella comunità, chiuderci come comunità nella diocesi, chiuderci come comunità nell'Istituto religioso. Il chiuderci ci soffoca sempre. Credo che possa essere un criterio interessante, quello del vedere nel discernimento come essere aperti, perché se io ho chiaro chi sono, non temo il confronto, se io non ho chiaro chi sono, mi chiudo perchè almeno sono sicuro di vivere come dico io, ma se il tuo carisma non lo capisce più nessuno non serve più, perché il carisma è un dono che il Signore fa a qualcuno per qualcun'altro. Se non lo fai più per qualcun altro ma lo fai per te, finché duri e poi dopo finisce.
- Il Signore aggiungeva loro numero ogni giorno di quelli che venivano salvati -.
In fondo il Signore sempre ci dona. Io credo che se noi entriamo nella logica veramente profonda, non radicale nel senso di rigidità, ma essenziale del Vangelo, il di più e l'essenziale ce lo dona il Signore. È solo metterci con una rete fatta con dei buchi di dimensioni proporzionate ai pesci che ci stanno. Se ci sono pesci piccoli e io metto delle reti larghe i pesci entrano e escono e non prenderò niente.
Allora anche per questo tempo di preghiera vi suggerisco se vi è comodo di riprendere questo schema, se vi è comodo, che cosa dice il brano in sé… Cosa dice a te? Quali di questi passaggi ti toccano? Non è importante che ti tocchino perché ti piacciono, può darsi anche ti tocchino perché ti hanno disturbato, tutto è dono, anche ciò che ci disturba ci fa riprendere consapevolezza.
Poi quale sentimento ti suscita questo brano? E questa è la parte più difficile perché io devo mettermi in silenzio ad ascoltare quello che si muove nel cuore. Ignazio chiama movimenti di consolazione piacevoli e movimenti di desolazione che mi fanno soffrire. Che cosa si muove dentro di me all'idea di prendere questa forma sempre più evangelica?
Credo che possa essere un quarto tempo di preghiera in linea con il resto.
Grazie a tutti!
La storia della Congregazione dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione risale al secolo scorso, ma ha radici assai più lontane.
Dobbiamo ripercorrere a ritroso i secoli fino a giungere a S. Agostino, il grande convertito e poi Vescovo di Ippona in Africa, il quale ebbe la felice intuizione di proporre ai suoi sacerdoti, pur impegnati nel ministero sacerdotale, di vivere con lui nel monastero ad esempio della prima comunità cristiana, la quale viveva unanime e concorde mettendo insieme tutto quello che ognuno possedeva (Atti 4, 32).
Tra gli Ordini religiosi che nei secoli successivi si ispirarono a S. Agostino, i Canonici Regolari ( cioè i sacerdoti – Canonici – che seguono una Regola – Canon – e che facendo vita comune sono al servizio di una chiesa locale) furono coloro che presero quasi alla lettera lo stile di vita e l’ideale del Santo Vescovo di Ippona.
Sorsero così i vari rami di Canonici Regolari: i Premostratensi, i Lateranensi, i Canonici di San Rufo e di San Vittore in Francia, i Canonici di San Bernardo e di San Maurizio in Svizzera, che lasciarono tracce profonde del loro lavoro apostolico e della loro testimonianza di vita comunitaria e liturgica.
L’ideale di Sant’Agostino e le varie esperienze di vita canoniale affascinarono il giovane sacerdote Dom Adriano Gréa, nato in Francia nel 1828.
In quegli anni la Rivoluzione francese aveva abolito gli Ordini religiosi e altrove i Canonici Regolari sopravvivevano a stento o erano in totale decadenza e il loro glorioso passato sembrava non trovar più seguito. Dom Gréa, però, era convinto che l’ideale proposto da Sant’Agostino non era definitivamente tramontato; anzi, consacrò tutte le sue energie e la sua cultura di studioso della storia antica e medievale per restaurare in Francia l’Istituzione dei Canonici Regolari e per ridonare alla Chiesa un clero di vita comune, dedito al culto divino e al servizio pastorale.
L’8 settembre 1871 nella festa della Natività di Maria, Dom Gréa, con quattro compagni, emise i primi voti nelle mani del Vescovo di St.Claude che aveva approvato le Costituzioni della Congregazione e che un anno prima il Papa Pio IX, benedicendo il nascente Istituto, volle che si chiamasse Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, a ricordo del dogma mariano da lui solennemente proclamato.
Venne, così, gettato un piccolo seme nell’alveo sempre fecondo della Chiesa.
Un seme che ben presto si sviluppò, non solo in Francia, ma anche in Canadà, Perù e in Italia, malgrado le difficoltà e le incomprensioni nei riguardi del fondatore e del suo progetto.
Da alcuni benpensanti del tempo Dom Gréa venne definito un sognatore, un superato, “un profeta del passato” (Broutin), “un uomo del secolo XIII che Dio ha riservato per il XIX” (Witman). Altri lo consideravano un sacerdote che volle far rivivere situazioni ormai superate, senza accorgersi che non si respirava più il clima delle grandi Abbazie con lunghe e solenni liturgie e con digiuni e penitenze rigorose.
Certamente abbiamo anche testimonianze di tante personalità e di tanti amici che capirono il progetto di Dom Gréa ed apprezzarono il suo amore alla Chiesa, alla Liturgia, alla vita comune del clero.
Alcune sue intuizioni sulla Chiesa universale, presentata come “Mistero”, sulla Chiesa particolare e sul ruolo del Vescovo diocesano, ebbero una grande risonanza e riconoscenza nei documenti del Vaticano II.
Dobbiamo notare che anche alcuni confratelli trovarono “esagerato” il progetto di Dom Gréa, il quale, sull’esempio di altri fondatori più illustri, come San Domenico e San Francesco, dovette ritirarsi a vita privata continuando ad amare, a pregare, a soffrire per la sua comunità fino alla morte avvenuta il 23 febbraio 1917.
Il suo corpo riposa nel piccolo cimitero di Rotalier (Francia), ma il suo spirito continua a seguire e proteggere i figli di quel sogno da lui coltivato, i quali, pur con le Costituzioni rinnovate e in contesti storici diversi, desiderano essere fedeli alle intuizioni e agli insegnamenti del loro Padre Fondatore.
Certamente anche noi, oggi, talvolta facciamo fatica a rendere vero il suo progetto nel coniugare il lavoro pastorale con le esigenze della vita comunitaria; tuttavia vorremmo anche noi avere il coraggio di sognare sul passato della nostra Congregazione, sull’esempio e sulla testimonianza di tanti nostri confratelli, ma sempre con occhi aperti al presente e protesi con ottimismo verso il futuro.
L’ideale proposto da S. Agostino e Dom Gréa è anche oggi il buon seme che, se accolto in un terreno fertile, porta frutti abbondanti.
La presenza attuale di nove Congregazioni canoniali riunite in Confederazione è segno evidente che l’ideale di vita dei Canonici Regolari non è tramontato, anzi, è conforme alle necessità della Chiesa, è un richiamo a tanti giovani per scelte valide e responsabili, è uno stimolo e un esempio per quei sacerdoti del clero diocesano desiderosi di una maggiore vita comunitaria.
I CRIC e l’IMMACOLATA CONCEZIONE
a 150 anni dalla promulgazione del Dogma
“Affidati dal papa Pio IX alla protezione della Madre di Dio, noi seguiremo con una particolare fedeltà le direttive della Chiesa a riguardo del culto mariano. Ci stia a cuore la recita quotidiana del rosario, anche se è possibile sostituirlo con altre devozioni più conformi alla nostra sensibilità personale. Ogni giorno, dopo la celebrazione di Lodi e Vespri, si veneri la Vergine con una breve preghiera o un canto mariano” . Così recita il Direttorio generale dei Cric (n.82) esplicitando quanto espresso nelle Costituzioni:
“Prestiamo un culto veramente filiale, sia nella preghiera liturgica come in quella personale, in particolare la recita del rosario, verso la Madre di Dio, Regina degli Apostoli e dei Santi, maestra di vita interiore e di contemplazione, patrona della nostra Congregazione” (n.50).
Ma cerchiamo di offrire un rapido excursus storico per cercare di capire come nasce questa relazione filiale dei Cric con Maria.
IL GREA E MARIA
Alcune prime importanti indicazioni ce le offre la biografia del nostro fondatore, Dom Adrien Gréa (1828-1917), un uomo profondamente appassionato della Chiesa, della sua storia come della sua grandezza teologica (in quanto per il Gréa la Chiesa,da sempre voluta da Dio, “è Cristo stesso, sua pienezza e suo compimento, suo corpo e suo sviluppo reale e mistico”).
Prima indicazione: ordinato sacerdote nel 1856 divenne cappellano nella Chiesa di Boudin (Jura) fatta costruire nel 1854 dallo zio materno, Edmondo Monnier, nella sua ferriera. Qui, ci raccontano i biografi, il giovane Gréa fondò una scuola per l’educazione religiosa e l’iniziazione liturgica per i figli degli operai. La cosa più interessante è un particolare scoperto quest’estate: pellegrini nei luoghi in cui ha vissuto il nostro fondatore abbiamo visitato anche questa piccola cappella oggi semi-abbandonata. La custode, sorpresa di vederci, ci ha comunicato come proprio in quella stessa giornata avesse ritrovato il libricino della Dedicazione della Chiesa autografato dal Gréa.
E qui la doppia coincidenza: la Cappella è dedicata all’Immacolata Concezione e la Dedicazione è avvenuta nel novembre 1854, proprio 150 anni fa, un mese prima che il papa, l’8 dicembre 1854, proclamasse solennemente il Dogma.
La seconda indicazione riguarda il sogno del Gréa di poter far rinascere in Francia l’antico e prestigioso istituto dei Canonici Regolari soppresso dalla Rivoluzione Francese. Nel 1870, partecipando al Concilio Vaticano I come teologo del vescovo, il Grèa espose a Pio IX il suo progetto e ottenne dal papa la benedizione sull’opera iniziata già da alcuni anni che espressamente volle sotto la denominazione e il materno patronato dell’Immacolata Concezione. Da allora la Congregazione sarà chiamata dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione e l’8 dicembre sarà celebrato come giorno di festa per tutta la comunità in onore della sua Patrona.
Ed è proprio in questa stessa giornata (terza ed ultima indicazione) che nel 1896 il Gréa verrà eletto Abate (da cui il titolo Dom) dell’abbazia di Saint Antoine (diocesi di Grenoble) oggi come allora semi-abbandonata, ma resa illustre dalla presenza dei resti di S.Antonio Abate.
Da non dimenticare che l’8 settembre 1871,giorno della Natività di Maria, il Gréa con altri quattro compagni fecero la professione perpetua nelle mani del vescovo di Saint Claude. Quel giorno è per noi insieme importante festa mariana (il suo compleanno!) e festa della nascita ufficiale della nostra Congregazione a lei dedicata.
Così parlava il Gréa di Maria nelle Conferenze offerte alla sua comunità[1]: “Come Dio ci ha donato il suo Figlio unico per Maria, è per Maria che tutto abbiamo ricevuto”. E ancora: “Gesù ci vuole là dove egli è, ma prima di introdurci con lui nella gloria del Padre, vuole che con lui abitiamo in quella della madre”.
Il Gréa ha ben chiara la profonda connessione che c’è tra Maria e la Chiesa: “La Chiesa è la sposa; Maria è la madre. E’ Maria che deve formare e preparare la sposa del Figlio”. E, approfondendo il concetto, afferma:
“Due sono le persone per mezzo delle quali l’opera di Dio (la creazione) si riannoda a Cristo: Maria e la Chiesa, Maria sua madre e la Chiesa sua sposa. Era necessario, dunque, che Maria e la Chiesa fossero associate al sacrificio di Gesù. (…) Infatti è lei che donando a Gesù un’umanità, le dona la materia per il suo sacrificio, ma donandola a Gesù, la dona anche alla Chiesa (…). Gesù nel suo sacrificio presenta al Padre quanto ha di più caro: sua Madre e la sua Sposa (…).
Maria è madre della Chiesa. In Gesù che si offre per la Chiesa, è Maria che si offre per lei. Per questo, con espressione ardita, ma non affatto contraria allo spirito della Chiesa, possiamo dire che Maria è stata associata all’opera della Redenzione: Gesù Redentore, Maria Corredentrice, la nuova Eva da Dio collocata accanto al nuovo Adamo, non solo ai piedi della croce del Calvario, ma in ogni istante della vita”[2].
E come ammonendoci ci ricorda che. “La devozione alla Vergine è la misura della pietà che noi abbiamo per Gesù Cristo e Dio. Chi non ha la devozione per Maria, non l’ha per Gesù (…) perché Maria è la Madre del bell’amore (…) la madre della pietà”.
I CRIC E MARIA
La storia successiva, quella di coloro che hanno voluto seguire la strada indicata dal Gréa, mostra come i Cric abbiano mantenuto vivo questo amore per la loro Patrona. Senza proporre particolari devozioni (la nostra spiritualità, dice dom Gréa, è quella stessa della Chiesa: centrata sulla Liturgia e sul servizio pastorale offerto al vescovo diocesano) i nostri confratelli hanno a loro volta dedicato molte delle Chiese nuove a loro affidate a Maria, hanno proseguito ad animare una profonda venerazione per la Madonna, hanno anche offerto studi spirituali dedicati a Maria. Ricordiamo in proposito il libro scritto da p.Alfredo Scipioni nel 1947: “Maria dalla quale nacque Gesù”. In questo testo raccoglieva una serie di conferenze tenute nel mese di maggio del 1946 nella nostra Chiesa parrocchiale di S.Maria Regina Pacis in Roma.
Così scriveva sul dogma dell’Immacolata Concezione:
“L’8 dicembre 1854 un atto solenne si compiva in S.Pietro di Roma.
Pio IX, circondato da uno stuolo grandissimo di cardinali, vescovi, abati, in comunione con essi, definiva solennemente dogma di fede la dottrina che afferma la Vergine essere stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, per singolare privilegio di Dio ed in virtù dei meriti di Cristo.
La promulgazione del dogma durò per lo spazio di otto minuti; ed il Santo Padre, altamente commosso dal grande atto che compiva, n’ebbe di tanto in tanto interrotta la voce dal singhiozzo e dalle lacrime.
Otto minuti durò la lettura del decreto; ma in quegli otto minuti veniva sciolta una questione faticosamente dibattuta per lunghi otto secoli. Questione non solo faticosamente, ma anche stranamente dibattuta nel seno stesso della Chiesa, quando l’immacolato concepimento era combattuto, non dai consueti avversari di poca fede e di mali costumi, ma da avversari di primissimo ordine per genio e santità: quali un S.Bernardo, un S.Bonaventura e un S.Tommaso (…).
Si comprende ora, come il papa Pio IX fosse altamente commosso nell’atto della promulgazione del Dogma. Lui, pur credendosi come minore in santità e scienza dinanzi a questi colossi del sapere e della virtù, si sentiva in dovere, quale unico maestro infallibile[3], di riprenderli, di correggerli, di illuminarli.
Ma perché tanto abbaglio in uomini sì eminenti?
Ammettevano sì la purificazione di Maria SS. Dalla macchia originale e la sua santificazione, ma quando già era concepita, nel seno di sua madre (…).
Ed ecco che il Papa si alza, corregge, chiarisce. La Vergine fu santificata nell’istante stesso del suo concepimento. Concepita già pura.
Quegli eminenti dottori della Chiesa avevano pure essi progettato e discusso una simile soluzione: ma l’avevano categoricamente rigettata perché in contraddizione con la singolare santità di Cristo, l’unico nato e concepito senza peccato.
Ed il Papa rettifica. Tutti e due, Gesù e Maria, furono concepiti senza peccato; ognuno in modo diverso, conservando così la propria singolarità. Cristo, in virtù della stessa sua nascita avvenuta in una maniera verginale, e quindi discendente da Adamo per via eccezionale e miracolosa, perciò non sottomesso alla legge generale del peccato che colpì tutti i figli di Adamo; Maria, invece, concepita per via ordinaria e quindi sottomessa alla legge del peccato, ne fu tuttavia esente per una grazia speciale dell’onnipotenza di Dio.
Anche questa spiegazione si era presentata alla mente di quei grandi maestri del Medioevo. La respinsero, perché sembrava sottrarre una creatura, fosse pure Maria SS.ma, alla legge dell’universale Redenzione: di questa legge che proclamava Cristo, Salvatore, col suo sangue, di tutti gli uomini, senza eccezione.
Ed il Papa, maestro dei maestri, ad insegnare: non si sottrae nessuno dall’universalità della Redenzione di Cristo, neanche la Vergine, poiché ella, benché concepita senza peccato, la fu in previsione dei meriti e delle grazie di Cristo suo Figlio. Anch’essa è una redenta. Anzi redenta in un modo più eccellente del nostro. Noi, caduti e feriti dal peccato inevitabile, dobbiamo aspettare la grazia di Cristo per rialzarci e sanarci. Ma questa grazia di Cristo evitò che la Madre cadesse, togliendone dinanzi l’ostacolo, prima che vi inciampasse.
Noi siamo purificati dal peccato originale. La Madonna non fu purificata, ma preservata.
Preservata è il termine teologico esatto, per tanto tempo cercato, che costituisce il dogma dell’Immacolata Concezione[4] (...).
Del resto come concepire che Dio Padre, volendo preparare una degna dimora a suo Figlio, non l’abbia preservata da qualsiasi profanazione? Come ammettere che il Figlio, così onnipotente e amante, abbia permesso che sua Madre fosse rimasta, anche involontariamente per la macchia del peccato originale, e per un istante, sotto il dominio di Satana? (…)
Quattro anni dopo, nel 1858, la Vergine Santissima, apparendo ad una piccola pastorella nelle montagne dei Pirenei, suggellava maternalmente la parola papale definendosi: “Il sono l’Immacolata Concezione”.
Da quel giorno la devozione del popolo cristiano si è portata con uno slancio, ogni ora crescente, ai piedi della Vergine di Lourdes, ed ha dato origine ad un movimento di fede dei più meravigliosi e commoventi della storia della Chiesa (…).
Alla piccola veggente l’Immacolata, in una visione, ordinò di scavare la terra. Bernardetta con le sue dita intrecciate dal Rosario scavò. L’acqua scaturì, formò un rigagnolo, una sorgente, una piscina; fonte di salute ai corpi ed alle anime.
Devoti di Maria Immacolata, inginocchiamoci ai piedi della Vergine; moviamo le dita intrecciati dal Rosario; anche per noi si aprirà una fonte di grazia e di benedizioni”.
p. stefano liberti
[1] Cf. T.Battisti, Dom Adriano Gréa. Una spiritualità nel solco della tradizione, Montichiari (Bs) 2002, p51s.
[2] Cf quanto scritto nella LG 53: “Maria vergine, (…) è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è « veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra ». Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima.
[3] Il Dogma dell’infallibilità pontificia sarà promulgato solo successivamente, il 22 luglio 1870, all’interno del concilio Vaticano I (n.d.t.).
[4] A.Scipioni, Maria dalla quale nacque Gesù, Roma 1946, p.29s.
1899
I Canonici Regolari dell’Imm. Conc. a ROMA
“Stiamo per avere una piccola residenza a Roma – scriveva dom Gréa a dom Benoît il 10 ott. 1899 – è una bellissima cosa sulla quale ti fornirò dei dettagli. È giunto il momento di essere presenti a Roma direttamente. Questo il parere dei nostri più illustri consiglieri. Dom M. A. Delaroche ha avuto da me l’incarico di prendere accordi con p. Pie de Langogne, cappuccino, (professore di filosofia nella provincia di Lyon, era venuto a Roma nel 1880 come segretario generale del suo ordine e qui era stato consultore di diverse congregazioni romane. Dom M. A. Delaroche lo aveva incontrato a Lyon e nutriva verso di lui una grande stima ), che lui conosce e che in questo momento è consultore più accreditato per vescovi e regolari. p. Pie de Langogne, infatti, aveva chiesto di fare il nome di una procuratore generale per avviare la cosa e preparare un piccolo centro per qualche studente che avrebbe seguito i corsi presso i Domenicani (al Collegio Romano sono troppi e gli studenti non vengono ben seguiti). Lui stesso ha trovato un piccolo alloggio presso le suore “de la Sagesse” fondate da Luigi-Maria Grignion de Monfort. È mia intenzione mandarvi dom M. A. Delaroche come superiore e altri due studenti di filosofia”.
Ma le cose andarono diversamente: dom M. A. Delaroche in persona accompagnò a Roma dom Moquet, come superiore, insieme ad altri nei primi giorni di novembre 1899 e vi rimase il mese di novembre e di dicembre.
Lo stesso Delaroche cercava in tutti i modi di persuadere dom Gréa, perché, senza tardare, si stabilisse una residenza a Roma e si nominasse dom Moquet come superiore. “dom M. A. Delaroche – lettera di dom Gréa a dom Benoît, S. Antoine, 4 dic. 1899 – sta per ritornare. A Roma, dove dobbiamo essere rappresentati, sostenuti e se necessario difesi, tutto procede per il meglio”
Infatti, pur volendo dom Grèa, almeno come idea di fondo, che i giovani religiosi facessero tutti i loro studi nelle proprie abbazie o collegiali, non era contrario al fatto che alcuni di loro, terminati i corsi “elementari” potessero continuare i loro studi di filosofia e teologia a Roma. Era sua intenzione che costoro, una volta terminati gli studi superiori, diventassero professori nelle case-maggiori e in altri collegi (cf. lettera di Dom Grèa, Andora, 15 nov. 1906).
La motivazione era dovuta, inoltre, al fatto di avere una casa a Roma come sede del Procuratore generale della Congregazione e un Card. Protettore. Questo perché, dovendo ricorrere alla Santa Sede per svariati motivi e/o per decisioni da prendere, tutto sarebbe diventato più facile e diretto senza dover ricorrere alla corrispondenza o ad interposta persona. Infatti la comunità cresceva e vi era la necessità di una fondazione vicino alla Santa Sede. La maggior parte degli Istituti fondati dopo il XIII secolo avevano i loro superiori maggiori a Roma o almeno un loro procuratore.
Da sottolineare, anche, il fatto che Dom Gréa nutriva per la Santa Sede e per Roma una grande devozione descritta in pagine ammirevoli nel suo libro sulla Chiesa e di cui i suoi erano al corrente. Tutti, da tempo, prevedevano, per un prossimo futuro, una fondazione a Roma come un passo importante per l’Istituto. Ma desideravano, come diceva don Emidio, una fondazione a carattere gerarchico proprio delle comunità canonicali, cioè la fondazione di un presbiterio unito ad una chiesa, destinato a diventare presto una casa maggiore e più tardi, qualora le circostanze l’avessero richiesto, anche il centro di tutta la congregazione.
Lo stesso don Emidio Ruggeri, facendo pressione sul suo amico (dom Grèa) nel 1876, perché portasse a termine le costituzioni, aggiungeva: “una volta approvate le costituzioni vi sarà facile avere una chiesa a Roma e poter essere di aiuto al Vicario di Gesù Cristo”
Avendo la comunità dei Canonici Regolari un Card. Protettore nella persona del Card. Mermillod, si era più o meno dell’avviso che questi prestassero servizio in una chiesa di Roma e si pensava a Santa Maria in Navicella, ma, a causa della morte del Cardinale, il progetto fu accantonato.
Fu lo stesso dom Gréa a decidere di inviare a Roma due studenti, nuovi professi, i Frères Hugues Villon e Stalislas Chuard, accoliti, per studiare filosofia e teologia all’Accademia di S. Tommaso. Qui dovevano anche passare la loro visita per il servizio militare presso il Consolato francese a Roma e così ottenere più facilmente, che non in Francia, di essere riformati. Vengono affidati alle cure e sotto l’autorità di dom M. A. Moquet, loro superiore, che aveva ricevuto l’obbedienza nel capitolo del 25 ottobre. I tre, erano accompagnati da dom Delaroche, che doveva prendersi cura di trovare una sistemazione e di aiutarli in un paese straniero di cui ignoravano completamente la lingua.
Accompagnati da dom Delaroche arrivarono a Roma il venerdì 27 ottobre, dopo aver, a Torino, venerato il Santo Sudario e essere stati ospiti presso i R.di P.dri Salesiani e aver ricevuto la benedizione dal santo e venerabile successore di don Bosco, il rev. P. Michel Rua.
L’abitazione che la divina Provvidenza, dietro interessamento di zelanti amici e protettori, ha loro preparato si trova presso Porta Salara, è dotata di una cappella, un refettorio, un parlatorio e tre camere (celle). Arrivati alle ore 7 del mattino, hanno preso alloggio e hanno recitato subito l’ora Terza e Sesta dell’ufficio divino. Da questo momento l’ufficio divino viene regolarmente ufficiato.
Dom Delaroche li ha presentati a S.E. il Card. Vicario che paternamente li ha accolti: “miei cari, ha detto loro benedicendoli, diventate santi e saggi come S. Tommaso e come lui angelici nei costumi e infaticabili nel lavoro”. Il rev. p. prefetto dell’Accademia di S. Tommaso li ha presi a ben volere e i loro professori li trattavano da amici.
Una volta definito il tutto dom Delaroche si preoccupò di far pervenire alla Santa Sede la domanda per la nomina di un Card. Protettore. In meno di otto giorni la domanda viene accolta e venerdì 10 novembre ai nostri viene comunicata la nomina del Card. Joseph-Calazan Vivès, dell’Ordine dei Cappuccini, illustre per scienza, a causa dei suoi lavori durante il concilio Sud-americano da lui animato e guidato (il cui titolo cardinalizio era: card. Di S. Adrien ad For. Romae) a protettore della Congregazione dei Canonici Regolari, il quale alcuni giorni dopo rende visita alla comunità. Tale visita viene raccontata da dom Delaroche in una sua lettera a dom Grèa del 21 nov. 1899.
Sua Em. il Card. Protettore si è degnato di rivolgere al nostro Rev. Padre abate di S. Antoine queste parole: “Siate certo, Rev.mo Padre, che sarò sempre felice di testimoniare verso i Canonici Regolari, così meritevoli nella chiesa di Dio, la mia grande benevolenza e devota protezione”.
Come detto sopra i Canonici avevano trovato una prima collocazione presso le “Filles de la Sagesse”. Ma come risulta da una lettera di dom Delaroche al Gréa del 10 dicembre 1899 presto si provvide ad una nuova sistemazione e questo per tre motivi: causa cattiva posizione immobile (mai il sole e quindi troppo freddo e malattie); costo dell’affitto troppo alto (2200 fr.) mentre il nuovo, per essendo la casa più grande, era di 400 fr.; inoltre perché troppo distante dal luogo dei corsi.
Gli studenti , come descritto nel Bollettino CRIC n. 6 del 25 gennaio 1900, si avvicinano alla sede dei loro studi e si trasferiscono in una casa più comoda e più grande, in uno stabile di proprietà di Propaganda via Sistina n. 16, dove possono usufruire anche di un piccolo giardino. La inaugurazione della nuova casa avviene la notte di Natale con la recita dell’ufficio divino e la celebrazione della S. Messa.
Sua Em. Card. Gotti, prefetto della Congregazione dei Vescovi e Religiosi, al quale Delaroche ha presentato i nostri studenti, li ha accolti con grande benevolenza.
Essendo i nostri studenti cresciuti di numero e stando troppo stretti nell’attuale abitazione si cerca di reperirne una nuova. Il nuovo ambiente è una casa di proprietà del fratello di dom Delaroche sul Gianicolo in via XXX aprile (dom Benoît, dom Gréa, note 1912). Località salubre e abitazione provvista di ampio giardino e dotata di ogni confort.
Lo stesso dom Gréa, non nasconde il suo entusiasmo e le sue attese: “Sono tornato da Roma otto giorni fa…sono sette petits frères italiani e la casa di Roma avrà così allievi indigeni. C’è molto da fare, la popolazione si è raddoppiata, le campagne vicine abbandonate e l’ignoranza religiosa provoca strani danni, di cui ne approfittano i protestanti. Probabilmente verrà eretta, come per molti altri, anche per noi una parrocchia. Questa è la nostra vocazione. La rivoluzione sta per arrivare. Dio è il Maestro. Ho avuto udienza dal Sommo Pontefice: si respirava aria di santità e di bontà. Ci raccomanda spirito di preghiera e di penitenza. Siamo circondati di preziose simpatie. S.S. Pio X mi ha fatto sedere al suo fianco e al momento dell’Angelus, si è inginocchiato e abbiamo pregato insieme”(lettera di dom Gréa a dom Benoît, Andora Stazione, 17 dicembre 1903).
In una lettera del Grèa a dom Benoit del 1 marzo 1904:
“la casa di Roma che ho visitato mi è di grande consolazione e speranza: vi è un buono spirito, grande regolarità, organizzazione discreta, abbastanza riposo (da 7 a 8 ore – due volte alla settimana una mezz’ora in più, in estate: siesta).
“Spero che la nostra procura a Roma divenga presto una casa canonicale. Fin d’ora fanno catechismo e un ministero quasi-parrocchiale, vicino a loro, a S. Pancrazio. Qui provvisoriamente i nostri studenti celebrano l’ufficio e esercitano un ministero, agiscono, per quanto possibile, come una casa canonicamente unita ad una chiesa.” (altra lettera sempre allo stesso del 13 agosto 1905).
Si era profilata anche un’altra possibilità, quella di mettersi al servizio della confraternità di S. Giovanni Decollato, dedita all’assistenza dei condannati a morte e ad altre opere di carità. Dopo lunga discussione tale progetto venne abbandonato.
Dopo la terribile esperienza della Grande Guerra i Canonici Regolari si trasferiscono ad Avignon, prendendo nelle loro mani la direzione “du Petit Séminaire”. Il crescere del numero li porta, ancora una volta, a cercare una nuova sede per il loro scolasticato. La scelta cade su Fontanières, alle porte di Lyon.
Nel frattempo la Santa Sede si era adoperata per affidare all’Istituto il ministero pastorale in un nuovo quartiere di Roma, Monteverde, dove era stata avviata la costruzione di una nuova chiesa dedicata alla Regina della Pace.
La Casa Generalizia dei Canonici Regolari, con il suo scolasticato, lasciò nel 1922, definitivamente il Gianicolo, per traslocare in una nuova casa fatta costruire da dom Delaroche – in via Federico Torre 21 –, vicino alla piccola chiesa provvisoria di Monteverde. Gli studenti ripresero a frequentare l’Università di Propaganda. Nella stessa casa si era venuto a costituire anche un alunnato con una dozzina di allievi tutti italiani, che seguivano I corsi di studi presso il Seminario Minore del Vaticano (cf. Bollettino CRIC, n. 1 luglio 1928, p. 5-6).
Vieni a visitare i siti dei Canonici Regolari
https://www.canoniciregolari-ic.com/
http://www.cricbrasil.org/
http://www.cricusa.com/
http://www.cric-uk.org/